24 Giugno 2021 - Ultimo aggiornamento il: 24 Giugno 2021 alle 18:55:18

Cronaca

Processo “Re Mida”, condannati Surgo, Caniglia &co

Prestiti a strozzo: inflitti otto anni a Caniglia, sette anni e sei mesi a Surgo e sette a De Roma. Un anno e 8 mesi a Tondo


Alla vigilia del blitz scattato questa mattina ad opera della Guardia di Finanza giungeva al suo epilogo, con condanne, confisca di beni e provvedimenti di sicurezza nei confronti di alcuni degli imputati, una vicenda giudiziaria che fece molto scalpore sempre in relazione al fenomeno dell’usura.

Parliamo del processo denominato “Re Mida” celebrato dai giudici della seconda sezione penale (collegio presieduto dal dottor Michele Petrangelo a latere dottoressa Cristina De Tommasi e dottor Simone Orazio): sott’accusa un giro di prestiti a strozzo in cui furono coinvolti come vittime pure due avvocati.

Il processo si è inoltre occupato della commercializzazione di sostanze stupefacenti. Alla sbarra comparivano il lizzanese Cosimo Damiano Surgo, arsenalotto, Antonio Caniglia di 50 anni, Eriberto Tondo di 35, Antonio De Roma di 47.  Il primo ed il secondo erano accusati di usura, mentre Caniglia, in concorso con

De Roma e Tondo, anche di detenzione e spaccio di ingenti quantitativi di sostanze stupefacenti.

Dopo la discussione dell’accusa pubblica (sostenuta dal dottor Maurizio Carbone) e della difesa, il Tribunale ha condannato Caniglia ad otto anni ed al pagamento di una multa pari a 34mila euro (8 anni la richiesta del pm): Surgo a sette anni e sei mesi (7 anni la richiesta del Pm): De Roma a sette anni (6 anni ed 8 mesi la richiesta del PM). Un anno ed 8 mesi, in continuazione con altra sentenza per droga emessa a suo tempo, sono stati inflitti a carico di Tondo (1 anno di richiesta).

A disporre la confisca dei beni che furono sequestrati a Surgo nel settembre 2009, ad eccezione di alcuni immobili, restituiti agli aventi diritto, è stato il Tribunale di Taranto che ha anche applicato la libertà vigilata per due anni a carico di De Roma e per tre anni a carico di Caniglia e Surgo.

Il procedimento “Re Mida” era nato dalle verifiche patrimoniali su Surgo, da parte della Guardia di Finanza e della direzione investigativa antimafia. Come si ricorderà, l’indagine era nata da un controllo sull’auto di Caniglia, intercettato nel territorio di Manduria e poi all’interno della sua abitazione. Nella circostanza gli investigatori erano stati attratti da numerosi titoli di credito, tra assegni bancari ed effetti cambiari che sembravano spalancare le porte verso il mondo dell’usura.

Il sospetto dei finanzieri si era rafforzato, andando al di là del previsto, allorchè sul lizzanese era stata aperta una specifica finestra investigativa. E sul fronte dell’usura c’era stato il coinvolgimento anche di Surgo.

La raffica di intercettazioni era andata ad incrociarsi con quelle che avevano portato alla scoperta di altre attività lucrose.

Caniglia infatti, oltre che di usura ed estorsione, era stato chiamato in causa con tutti gli altri imputati , ad esclusione di Surgo, per la detenzione, il trasporto e la cessione di quantitativi di droga.

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