Cronaca

Maltrattava bambina. Condannata una coppia


TARANTO – Avrebbero maltrattato a più riprese una bimba di sei anni che il Tribunale dei Minorenni aveva loro affidato. In una circostanza la piccina sarebbe stata anche afferrata per un polso e per una caviglia e tenuta sospesa nel vuoto, dal balcone del secondo piano. Per marito e moglie, residenti a Pulsano, confermata la condanna nel processo di secondo grado. Una storia davvero inquietante avvenuta sei anni fa e nella quale è rimasta vittima una bambina di Manduria.

La Corte di Appello di Lecce, sezione distaccata di Taranto, ha confermato la sentenza di condanna del Tribunale del capoluogo jonico nei confronti dei due pulsanesi che all’epoca avevano trentacinque anni, per avere maltrattato la piccola, di cui ne avevano l’affidamento, con continue percosse, ingiurie e minacce. L’avvocato Davide Parlatano, difensore di parte civile della piccola vittima (la cui potestà genitoriale è esercitata dal padre), aveva chiesto la conferma della sentenza. I giudici della Corte di Appello ha così confermato la sentenza di primo grado: due anni di reclusione al marito e un anno e quattro mesi alla moglie, oltre al pagamento delle spese processuali e al risarcimento dei danni in favore della parte civile. L’odissea per la bambina, che oggi ha dodici anni, è iniziata dopo che il Tribunale dei minorenni l’ha affidata alla coppia pulsanese in quanto la sua famiglia, per una serie di problemi non poteva darle una assistenza dignitosa. Una volta che era stato deciso l’affidamento la coppia anzichè trattarla con amore e con rispetto l’avrebbe terrorizzata, come hanno accertato le successive indagini avviate dai carabinieri. Sarebbero stati alcuni residenti del quartiere a denunciare i gravi episodi ai militari dell’Arma. Gli investigatori erano subito intervenuti ed avevano accertato che la piccina veniva maltrattata. Come si diceva in una circostanza erano stati oltrepassati i limiti con la bambina tenuta sospesa nel vuoto dal balcone della casa in cui abita la coppia. Un episodio davvero terribile. “A sei anni da questa storia – dice l’avvocato Davide Parlatano- i traumi subiti dalla bambina, che ora vive con i genitori, non potranno essere cancellati facilmente”. Purtroppo risulta difficile capire la portata e le caratteristiche di un fenomeno come il maltrattamento ai danni dei bambini. Secondo una ricerca, in Italia i servizi specialistici seguono oltre 70mila minori e di questi, oltre 32mila vivono attualmente al di fuori della famiglia e ospitati in comunità. La restante parte viene seguita dai servizi sociali sul territorio rimanendo presso la propria famiglia di origine o in quelle affidatarie. Purtroppo nel caso di Pulsano la bambina sarebbe stata maltrattata proprio dalla famiglia affidataria che dovrebbe essere, invece, preparata ad accogliere la bimba con una particolare sensibilità. Quando il Tribunale per i Minorenni decide di allontanare un bambino lo fa per proteggerlo, per interrompere una situazione di grave pregiudizio che mette seriamente in pericolo la sua crescita normale. Nel fare questo, mette in atto in genere una serie di provvedimenti per ottenere maggiori informazioni sulla situazione e sulla famiglia, e per aiutare i genitori a comprendere, migliorare ed eventualmente ritornare insieme ai loro figli. Nel frattempo, però, in attesa che questi dispositivi vengano attuati, i bambini vengono “messi al sicuro” in luoghi preparati a prendersi cura di loro, ma anche delle loro gravi ferite psicologiche. In questa circostanza però questo meccanismo non ha funzionato. Per gli psicologi aiutare questi bambini non significa però dimenticare le difficoltà incontrate dai genitori nel prendersi cura di loro. Lavorare con le famiglie dei piccoli ospiti significa osservare la relazione tra genitori e figli, ricostruire storie dolorose, sostenere i genitori o accompagnare i progetti di affido.

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