TARANTO – Un campanello d’allarme per gli amministratori locali pronti ad autorizzare la realizzazione dei nuovi insediamenti produttivi dell’Eni. Una chiazza nera, lunga quasi 100 metri, ha fatto capolino nei pressi di uno scarico di acque di raffreddamento degli impianti dell’Eni. L’allarme è scattato nella tarda mattinata di ieri. Nei pressi di Punta Rondinella si sono fiondati i tecnici dell’Arpa ed i vertici della Capitaneria di Porto di Taranto. Il bilancio è parso sin da subito pesante: si rischia il disastro ambientale.

Gli operatori dell’Ecotaras, una società specializzata nel settore delle bonifiche in mare, hanno lavorato alacremente per tentare di mettere in sicurezza quel pezzo di mare a tinte scure. Per permettere il contenimento della chiazza oleosa presente in Mar Grande, sono stati applicati degli speciali pannelli assorbenti. Come detto, alle operazioni di messa in sicurezza, erano presenti i tecnici dell’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale. Com’è stato possibile uno sversamento di tale portata? Di chi le colpe del disastro di Punta Rondinella? Da noi contattata, la dottoressa Maria Spartera, direttore del servizio territoriale del dipartimento Arpa di Taranto, prova a dare una risposta a questi interrogativi. “Si tratta di idrocarburi che probabilmente arrivano dalla Raffineria Eni”. Il condizionale, in questi casi, è d’obbligo, anche se le dichiarazioni rilasciate dal dirigente dell’Arpa tarantina sono una traccia utile a spiegare quanto avvenuto nelle acque antistanti Punta Rondinella. “I nostri tecnici – spiega la Spartera – hanno effettuato sopral-luoghi nella Raffineria fino alle sette di ieri sera”. L’attenzione degli esperti si è soffermata proprio sugli impianti dell’Eni che, allo stato attuale, sembrano essere i principali indiziati per lo sversamento inquinante in mare aperto. “Francamente non parlerei di disastro ambientale – precisa il direttore del servizio territoriale dell’Arpa – ma quanto avvenuto ieri rientra in quelle situazioni che non dovrebbero mai registrarsi”. Proprio i tecnici dell’Arpa hanno effettuato alcuni prelievi per procedere alle analisi del composto che ha macchiato le acque di Mar Grande. Quel campionamento sarà utile a chiarire, in via definitiva, le responsabilità dello sversamento oleoso. A questo punto però sarebbe il caso di analizzare (oltre alla chiazza nera) i progetti messi in campo dall’Eni. Magari sarebbe il caso di chiedere un parere all’Arpa sia sulla nuova centrale che su Tempa Rossa. Anche perchè appare alquanto strano che ai tecnici, chiamati ad intervenire su delle prescrizioni stilate dagli Enti locali, non sia stato chiesto alcun parere in merito a questi progetti.

Fabio Mancini

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