20 Ottobre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 19 Ottobre 2020 alle 16:52:58

Cronaca

L’appello di “Tarenti Cives”: «Taranto risorga. Con i giovani»

Dopo lunghi e approfonditi dibattiti esce allo scoperto l’associazione giuridico-economica. “La storia, la cultura, una moderna industria”


A lanciare il sasso nello stagno è la “Tarenti Cives”,  associazione di cultura giudico-economica operante da molti anni sul territorio, che, dopo lunghi e periodici dibattiti, senza clamore mediatico, ha prodotto una sorta di “Manifesto” da sottoporre alle Istituzioni, a tutte le forze politiche, sociali ed economiche e, soprattutto, alla cittadinanza.

Nostro intento – sottolinea l’associazione – è sollecitare altre associazioni e i cittadini ad esprimersi sui temi strategici per la città. L’indirizzo di posta elettronica “tarenticives@libero.it” ed il profilo Facebook “Tarenti Cives”,  consentiranno la manifestazione di opinioni e valutazioni sul contenuto del documento, con contributi liberi alla discussione ed alle idee.

Ed ecco il documento. “La proposta di adozione della città di Taranto da parte della Regione e del Presidente Vendola, sia pure con sfumature diverse, è stata salutata positivamente da ambienti politici ed imprenditoriali seguendo una antica inclinazione alla scorciatoia “dell’assistenza”. Si è giunti finanche, attraverso una improbabile quanto avventata analisi, ad affermare che Taranto e i suoi cittadini, per ragioni antropologiche, devono ineluttabilmente essere affidati al protettore di turno. Lo sviluppo di una comunità postula, invece, il protagonismo dei cittadini e di chi è in grado di intraprendere iniziative imprenditoriali e sociali nel rispetto delle aspirazioni della collettività, delle vocazioni, delle risorse territoriali”.

“Molto spesso – rimarca il documento – importanti progetti sono stati mortificati e anche affossati dai ritardi e dalle inadempienze della burocrazia non adeguatamente sollecitata e vigilata dagli organi elettivi preposti. Nel rivendicare il protagonismo dei cittadini, riteniamo giunto il momento in cui tutte le forze, politiche, produttive, sociali e culturali, ripieghino su se stesse, riflettano sul presente e disegnino, una volta per tutte, un programma di medio e lungo periodo per lo sviluppo di Taranto, in coerenza con le vocazioni e potenzialità della stessa e con la programmazione del nuovo ciclo dei fondi europei 2014-2020”.

“Taranto è stata il centro della Magna Grecia ed oggi è chiamata a recuperare e coltivare quello stesso orgoglio che le consentì di “dare del tu” alla più grande delle potenze, Roma. Ora, abbandonate le vesti del meridionalismo piagnone e proteso verso gli aiuti e le decisioni degli altri, la nostra comunità deve assumere consapevolmente il ruolo di protagonista del proprio destino. In tale ottica deve guardare con diffidenza alla “sindacalizzazione delle istituzioni”, che implica il perpetrare e favorire posizioni di mera rivendicazione ed assistenzialismo. Quello che riteniamo si debba perseguire non è “battere i pugni sul tavolo per ottenere” ma “imporre” scelte elaborate dal territorio in forza della posizione che ad esso deriva dal suo apparato produttivo e dalla sua coesione sociale.
Una comunità che decide di essere fortemente industrializzata, al centro dei traffici internazionali e particolarmente attenta all’innovazione, grazie alla quale agevolare lo sviluppo di un territorio ricco anche di produzioni agricole di qualità e dalle grandi tradizioni di ospitalità.

Ricordiamo ai tanti distratti che il territorio di Taranto presenta una peculiarità formidabile: convivono in esso realtà produttive e infrastrutturali proprie di un’area storicamente e fortemente industrializzata con testimonianze dei fasti del passato ed un entroterra ricco di produzioni agricole di pregio e di attrattori turistici.

Oltre ad una miriade di piccole e micro imprese manifatturiere, commerciali, agricole e di servizi, sono presenti realtà importanti che caratterizzano il territorio, ne segnano la sua storia, ne definiscono il suo futuro: la base navale, il porto, la raffineria, l’Ilva, la Cementir, l’Evergreen, l’Auchan, l’Unicredit, l’aeroporto Arlotta, l’Alenia ed una consistente rete di aree per insediamenti produttivi.

Studiosi di livello universitario hanno definito Taranto quale città del mondo per via delle relazioni intercontinentali che l’hanno inserita nello scenario tipico della globalizzazione. Si sono insediati a Taranto nel corso degli ultimi  60 anni gruppi multinazionali industriali bancari e della grande distribuzione, che hanno sviluppato relazioni economiche di livello mondiale. In tali relazioni internazionali assume carattere altrettanto rilevante l’antica tradizione culturale legata alle testimonianze della civiltà Magno greca e a quelle storiche del Castello Aragonese e della Città Vecchia. Taranto può, pertanto, costruire un solido sviluppo anche turistico grazie alle risorse culturali e ambientali di cui è dotata”.

“In questa prospettiva”, secondo Tarenti Cives, “assume un’importanza fondamentale ed indifferibile il recupero alla vita della Città Vecchia e delle sue coste. Attraverso un approccio integrato con i patrimoni esistenti, considerati i veri punti di forza su cui costruire strategie concrete ed attuabili di crescita, bisogna organizzare un’offerta abitativa nuova e originale in cui i ritmi dolci consentiti dall’assetto urbanistico si coniugano con le moderne esigenze e con gli standard edilizi ed ambientali di qualità.

Occorre migliorare le condizioni di vita della popolazione residente e generare prospettive di flussi turistici sensibili ed interessati alla qualità dell’Isola, ricca di testimonianze e di culture antiche gelosamente conservate. Nell’ambito di tale programma, va favorito il consolidamento delle attività diportistiche sia in Mar Grande che nel Mar Piccolo, recuperando le attività cantieristiche che vi si affacciano. Sono queste le realtà che rappresentano la base portante dell’economia della città e le assegnano un ruolo primario nel panorama economico dell’Europa e del Mediterraneo. In tale contesto una riflessione specifica va fatta sullo stabilimento Ilva che conferisce a Taranto una dimensione industriale europea. Detto stabilimento, sottoposto ad un processo di ammodernamento produttivo e di ambientalizzazione, potrà rappresentare una leva occupazionale formidabile se sarà favorito lo sviluppo dell’indotto finora mancato per ragioni che meritano di essere analizzate.

E’ mancato, infatti, l’appuntamento nella creazione di una pur possibile fittissima rete di aziende per la lavorazione dell’acciaio e per la fornitura di materiali siderurgici e affini, con particolare riferimento all’acciaio inossidabile per le costruzioni, benché sia stato sperimentato positivamente negli anni ‘80 l’utilizzo di detto materiale nella realizzazione dello stadio comunale. Tale opportunità può rappresentare una formidabile occasione per lo sviluppo di nuova imprenditorialità, specie giovanile e porre freno alla fuga dei cervelli con conseguente impoverimento del territorio.

La società invecchia e, proprio per questa ragione, deve investire sui giovani. Bisogna pertanto trovare la forza, la possibilità, la capacità e la visione prospettica di investire nell’industria, in tutte le sue articolazioni agroalimentare e turistica comprese, nei servizi, per creare i presupposti per l’inserimento nel tessuto produttivo dei giovani, stimolando anche l’auto imprenditorialità, in conformità alle sollecitazioni del nuovo accordo di Partenariato.

In tale campo si dovrebbero impegnare tutti, a cominciare da chi occupa le varie cabine di regia, per rendere attrattive le nostre aree industriali per nuovi insediamenti, partendo finalmente dalla concretizzazione delle linee guida contenute nel c.d. Small Business Act.
Taranto volge le spalle e si avvia verso il suo cammino in salita”.

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