Cronaca

Lite mortale con il padre. Condannato a 7 anni

TARANTO – Sette anni di reclusione, per aver ammazzato il padre durante una lite. E’ il verdetto del gup, Valeria Ingenito (nella foto) emesso nella tarda mattinata di oggi per il tarantino Luigi Guarini, colpevole dell’omicidio preterintenzionale del genitore. La pubblica accusa, rappresentata dal dottor Enrico Bruschi, aveva chiesto una condanna a sei anni. La difesa – Guarini è stato assistito nel procedimento dall’avvocato Antonio Mancaniello – ha preannunciato l’intenzione di ricorrere in appello.

Il dottor Bruschi ha raccolto il testimone del compianto Italo Pesiri, magistrato che per primo aveva seguito la vicenda, che risale al 24 agosto del 2009. Quel giorno Luigi Guarini avrebbe avuto una colluttazione con il padre, provocandone la morte. L’uomo venne arrestato con l’accusa di omicidio preterintenzionale aggravato dai carabinieri della Compagnia di Taranto. A dare il via alle indagini, che si conclusero in breve tempo, fu il ritrovamento del cadavere di Giovanni Guarini, di 74 anni, noto marmista della città. L’anziano battè il capo contro uno spigolo del frigorifero della cucina, dopo la lite. Il fatto è avvenuto nell’abitazione della vittima, al terzo piano di uno stabile di via Lucania. Inizialmente si era pensato a un incidente domestico, ma dalle indagini sono emerse le responsabilità del figlio dell’anziano. Dall’autopsia effettuata dal medico legale, dottor Marcello Chironi, emersero segni inconfutabili di una colluttazione avvenuta con il figlio prima della morte. All’interno dell’abitazione di Guarini c’era anche la moglie della vittima, e madre dell’assassino, che chiamò il 118 dopo circa un’ora dal litigio. La donna si rivolse ai medici in evidente stato di choc per quanto accaduto e quando i sanitari giunsero sul posto Giovanni Guarini era già morto. Quando è stato rintracciato, di notte dai carabinieri, in una via della città vecchia, Luigi Guarini era in possesso di una dose di eroina. Per lui scattò immediatamente il provvedimento di fermo. Il caso approdò quindi in tribunale, con la difesa che optò per il rito abbreviato, che permette di ottenere lo sconto di un terzo della pena. Stamattina, l’appuntamento decisivo, con la requisitoria del rappresentante dell’accusa che aveva chiesto sei anni. Quindi, parola all’avvocato Antonio Manca-niello. In tarda mattinata, poi, è arrivato l’atteso verdetto del gup, che ha scelto per una condanna che è andata anche oltre la richiesta dell’accusa.

Giovanni Di Meo

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