12 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 12 Maggio 2021 alle 06:11:00

Cronaca

“Renzi, adesso non scordarti di noi”

L'associazione ambientalista chiede di chiudere l'area a caldo


TARANTO – ”Chiudere immediatamente l’area a caldo azzerando al 100 per cento l’inquinamento e acquistare bramme per far funzionare il resto dello stabilimento”.
Sono alcune delle proposte che il Wwf di Taranto avanza per l’Ilva un una lettera aperta al premier Matteo Renzi. Parlando di “vicenda già nota” al presidente del Consiglio, il Wwf di Taranto valuta alcuni passaggi di una recente relazione del sub commissario dell’Ilva, Edo Ronchi, e sottolinea come quest’ultimo scriva che “quando i lavori richiesti dall’Aia saranno portati a termine, si avrà una riduzione dell’inquinamento dello 0% per CO2, del 56% per le polveri di coke, del 50% delle diossine, del 68% dei SOx e del 42 % dei Nox.
Tali abbattimenti a noi tarantini, martoriati da 60 anni, non bastano affatto” afferma il Wwf riferendosi ad una serie di inquinanti come l’anidride carbonica (C02), l’ossido di zolfo (S0x) e l’ossido di azoto (Nox)”.
“La tecnologia del pre-ridotto, dice Ronchi – prosegue il Wwf nella lettera a Renzi – migliorerebbe e di molto la situazione, ma, come noto, qui non abbiamo il gas a poco prezzo ne un rigassificatore, quindi non è possibile farla”. Al premier invece il Wwf segnala “la tecnologia Finex-Corex” che, secondo il movimento ambientalista, “eliminerebbe l’area a caldo e quindi il 97% dell’inquinamento. In conclusione – scrive il Wwf di Taranto a Renzi – qui abbiamo un vecchio camion di 60 anni che il Governo vuol riparare alla meglio. Invece va comprato un camion nuovo, come hanno fatto nel resto d’Europa, se si vuole continuare a fare l’acciaio”. Per il Wwf infine si vuole mantenere “quella tipologia di area a caldo” solo perchè “ai Riva non conviene smantellare una filiera ad altissimo reddito che comincia dai giacimenti brasiliani e finisce col tondino”.
Di tono diverso è invece la nota a firma di Legambiente Taranto. “Ora, senza rinvii e perdite di tempo, il Piano Industrialeda cui, in concreto, dipende la possibilità di porre davvero fine ad una storia infinita di danno alla salute e inquinamento ambientale, attraverso il risanamento dello stabilimento siderurgico. Il Piano Industriale, infatti, non potrà non dire parole chiare sul nodo costituito dall’entità delle risorse necessarie per attuare l’Aia e modificare il ciclo produttivo. Le voci e le ipotesi su un diverso assetto produttivo dell’Ilva, con il ridimensionamento dell’area a caldo e l’utilizzo di altre tecnologie produttive, più rispettose per la salute e l’ambiente, dovranno così trovare conferma in ipotesi concrete ed uscire dal novero delle indiscrezioni e delle dichiarazioni d’intenti”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Ti potrebbero interessare anche