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21 Maggio 2022 - Ultimo aggiornamento il: 21 Maggio 2022 alle 07:14:22

Cronaca

La Direzione Antimafia: “La malavita si riorganizza”

La Dia lancia l’allarme. Venerdì vertice in Prefettura con il Ministro Angelino Alfano


Il 21 marzo si terrà a Taranto un importante vertice sulla sicurezza cui prenderà parte il ministro degli Interni, Angelino Alfano.

“Lo Stato – ha assicurato il ministro – darà una risposta forte, i killer non resteranno impuniti”. Massima attenzione, dunque, sul caso-Taranto dopo la strage di Palagiano. Il tutto in un territorio martoriato e con una disgregazione sociale in aumento. Negli ultimi mesi, a torto o a ragione, si è parlato di ben altro e, forse, alcuni temi sono passati in secono piano. Eppure gli allarmi non sono mancati.

“I cittadini di Taranto e provincia vivono in un clima di violenza e di intimidazione”. Lo segnala la Direzione nazionale antimafia nella sua ultima relazione al Parlamento. La provincia pugliese, rileva la Dna, “sta vivendo in questi ultimi tempi una evidente recrudescenza di episodi criminali legati ai contrasti tra le varie consorterie operanti nel territorio ionico anche a seguito della scarcerazione per fine-pena, anche in questo territorio, di esponenti di primo piano della criminalità organizzata quali Giuseppe Cesareo detto Pelè” e Orlando D'Oronzo, capo storico del clan D'Oronzo – De Vitis – Ricciardi”.

Tra i fatti di sangue particolarmente significativi avvenuti nella zona la relazione cita l'agguato mafioso, il 9 agosto 2012, a Salvatore Giannone, al figlio Benito e ad Angelo Pizzoleo, feriti in una sparatoria al rione Tamburi di Taranto, e gi recenti omicidi di Nicola Nibbio (2 agosto 2012) e Antonio Santagato (29 maggio 2013).

Le attività delittuose delle organizzazioni mafiose locali non sono esclusivamente legate alle estorsioni o al traffico degli stupefacenti, ma sono spesso connesse, anche attraverso azioni estorsive, all'acquisizione del controllo di attività economiche mediante imposizione agli esercizi commerciali di acquisti per la rivendita di merce ‘gradita’ alle organizzazioni malavitose perchè riconducibile ad imprese ad esse vicine. Interesse primario della criminalità organizzata tarantina continua comunque ad essere il controllo del traffico di droga.

Le indagini hanno dimostrato saldi legami criminali dei gruppi operanti nel Tarantino con quelli della Campania, nonchè stabili rapporti con i clan calabresi: proprio dalla Campania e dalla Calabria proviene gran parte dello stupefacente immesso sul mercato di Taranto e della provincia. Il perdurante interesse al controllo del traffico di stupefacenti, da un lato, ed il marcato interesse al controllo delle attività economiche tramite atti di concorrenza con minaccia, dall'altro, avverte la Dna, “richiedono una costante attenzione all'evolversi del fenomeno mafioso e al rischio di recrudescenza e di espansione del fenomeno stesso per il ritorno alla operatività di esponenti ‘storici’ della criminalità organizzata o anche della ‘vecchia guardia’, complice la persistente crisi economico-finanziaria, nella quale si dibattono anche gli ambienti malavitosi”.

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