21 Ottobre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 21 Ottobre 2020 alle 16:38:07

Cronaca

Ilva, la “maxi perizia” nelle mani del giudice

TARANTO – Due valige piene di carte. All’interno, la prima verità sull’inquinamento a Taranto. E’ stata depositata stamattina la relazione dei periti chimici che costituisce la prima parte della maxi perizia sull’Ilva, che dovrà accertare se le emissioni di fumi e polveri dallo stabilimento siderurgico siano nocive alla salute umana, sia riguardo agli operai che per i cittadini di Taranto e dei comuni limitrofi, e se all’interno della fabbrica siano rispettate le misure di sicurezza per evitare la dispersione incontrollata di diossina, Pcb e benzoapirene.

I documenti sono al vaglio del gip Patrizia Todisco, che ha disposto l’accertamento peritale nell’ambito dell’inchiesta della Procura sull’inquinamento a Taranto. Al lavoro dal dicembre del 2010 i periti nominati dal giudice, e cioè il chimico industriale Mauro Sanna, il funzionario dell’Arpa Lazio Rino Felici, il chimico Roberto Monguzzi, l’ingegnere chimico Nazzareno Santilli, l’ingegnere Antonio Carrozzini, nominato dagli avvocati Carlo e Claudio Petrone, costituitisi per conto della Provincia, il dottor Stefano Baccanelli e il dottor Vincenzo Cagnazzo, nominati dall’avvocato Sergio Torsella, legale di otto allevatori parti lese, la dottoressa Daniela Spera, nominata dall’avvocato Maria Teresa Mercinelli, costituitasi per conto di un nono allevatore. Il team si è allargato ad altri tre esperti, il cui lavoro sarà focalizzato sugli aspetti medico epidemiologici dell’indagine: si tratta del professor Annibale Biggeri, docente ordinario all’università di Firenze e direttore del centro per lo studio e la prevenzione oncologica, della professoressa Maria Triassi, direttore di struttura complessa dell’area funzionale di igiene e sicurezza degli ambienti di lavoro ed epidemiologia applicata dell’azienda ospedaliera universitaria Federico II di Napoli, e del dottor Francesco Forastiere, direttore del dipartimento di Epidemiologia dell’Asl di Roma. La Provincia di Taranto ha nominato quale proprio consulente il dirigente Fernando Graziano, gli allevatori il medico Emilio Gianicolo, il Comune di Taranto il professor Benedetto Terracini e la dottoressa Mariangela Bisotti, l’Ilva la dottoressa Eva Negri. Ad essere indagati sono Emilio Riva, 84 anni, presidente dell’Ilva spa sino al 19 maggio 2010, Nicola Riva, 52 anni, presidente dell’Ilva dal 20 maggio 2010, Luigi Capogrosso, 55 anni, direttore dello stabilimento Ilva, Ivan Di Maggio, 41 anni, dirigente capo area del reparto cokerie, Angelo Cavallo, 42 anni, capo area del reparto Agglomerato, tutti difesi dagli avvocati Francesco Mucciarelli, Egidio Albanese, Adriano Raffaelli, Tullio Padovani, Francesco Perli e Cesare Mattesi. Le accuse sono disastro colposo e doloso, avvelenamento di sostanze alimentari, omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro, danneggiamento aggravato di beni pubblici, getto e sversamento di sostanze pericolose, inquinamento atmosferico. La richiesta di incidente probatorio, forma in cui è ‘consacrata’ la perizia, era presentata dal procuratore capo Franco Sebastio, dal procuratore aggiunto Pietro Argentino e dal sostituto Mariano Buccoliero. Secondo i magistrati, l’incidente probatorio è necessario perché dallo stesso “potrebbero ricavarsi elementi probatori fondamentali per l’esercizio dell’azione penale e per sostenere l’accusa in giudizio nei confronti degli indagati sia tenendo conto delle segnalazioni tecniche e denunce pervenute dall’Arpa Puglia, dal Comune di Taranto e da numerose associazione ambientaliste sia in considerazione dell’enorme importanza delle questioni all’esame”.

Giovanni Di Meo

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