Cronaca

In Basilicata 570 milioni in dieci anni


TARANTO – “Quello siglato da Florido, Stefàno e l’Eni è un accordo capestro. Si tratta dell’ennesimo schiaffo ai tarantini”. E’ quanto sostiene il consigliere provinciale dell’Idv Giovanni Brigante in merito al patto, tra Comune, Provincia e vertici Eni, suggellato nelle scorse settimane a Palazzo di Città. A margine di quell’incontro sono state illustrate anche le compensazioni per il territorio a fronte dei progetti (nuova centrale e Tempa Rossa) che l’Eni è intenzionata a realizzare sul suolo tarantino. Metanizzazione e fotovoltaico per alcune scuole, riambientalizzazione di Punta Rondinella e poco altro.

Il tutto per un valore complessivo di 3 milioni di euro per un investimento che si aggira sui 500-600 milioni di euro. In pratica la metà di quanto prospettato dalla Consulta per lo Sviluppo: “L’1% di royalties per i progetti di Eni e Cementir”. “Per quanto concerne l’impianto Tempa Rossa, la comunità tarantina, riceverà in cambio un aumento dell’inquinamento del 10-12% – spiega Martucci. Questa è un’ulteriore testimonianza del poco interesse mostrato da Florido e Stefàno nei confronti dell’ambiente e della città. La Regione Basilicata, ad esempio, negli ultimi 10 anni ha avuto royalties pari a circa 570 milioni. A questo punto mi domando: che fine hanno fatto i soldi dati dall’industria negli anni passati? Se poi, nelle casse degli Eni locali, non è arrivato neanche un euro vuol dire che abbiamo a che fare con degli amministratori incapaci”. Ma il consigliere provinciale dipietrista si sofferma anche sui progetti della Cementir. “L’azienda riceverà un finanziamento pubblico, a fondo perduto, da 20 milioni di euro, garantito dall’Unione europea per lo sviluppo regionale. Ma la Cementir – rimarca Brigante – riceverà anche un finanziamento di 90 milioni dalla Banca europea per gli investimenti. Sono fondi che metteranno a disposizione per l’ampliamento dello stabilimento. In cambio, il nostro territorio, riceverà un inceneritore per lo smaltimento di rifiuti. Ma la cosa più grave è che per fare tutto questo è richiesta una variante urbanistica. A rilasciarla è il Comune ma per permettere questo la Provincia ha dovuto dare, con una determina ad hoc, parere favorevole alla Valutazione di Impatto Ambientale”.

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