04 Dicembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 04 Dicembre 2021 alle 17:42:00

Cronaca

Marò in India, il 28 marzo l’udienza davanti alla Corte Suprema

Alla Corte indiana si chiede di non applicare le norme antiterrorismo e di far rientrare in Italia i marinai in attesa del processo


NEW DELHI – Il ricorso presentato dai Fucilieri di Marina Massimiliano Latorre e Salvatore Girone contro l’utilizzazione nei loro confronti della polizia antiterrorismo Nia sarà esaminato dalla Corte Suprema indiana il prossimo 28 marzo. È quanto emerge dal calendario delle udienze pubblicato sul sito ufficiale dell’organismo. Fra le richieste presentate nel ricorso alla Corte, vi è anche l’autorizzazione ad attendere in Italia l’inizio del processo.

Ad occuparsi dal ricorso presentato dai due fucilieri di Marina sarà la sala 4 della Corte, presieduta dal giudice B.S. Chahuan, accompagnato dal giudice J. Chelameswar. Questo tribunale ha in esame, pur non avendo ancora calendarizzato la prossima udienza, anche il ricorso che in gennaio sulla stessa questione ha presentato il governo italiano. Il 24 febbraio scorso in una ordinanza la Corte ha stabilito che, data l’importanza della questione, essa sia trasferita per la prossima udienza ad un tribunale di tre giudici.

La vicenda dei marò, com’è noto, è fortemente condizionata dal clima elettorale in India. E oggi, a proposito di veleni e polemiche, spunta un altro caso. Il numero due del partito del Congresso e star della campagna elettorale, Rahul Gandhi, è stato denunciato per aver baciato una sua sostenitrice che poi è stata bruciata viva dal marito in una crisi di gelosia. Il fatto è successo circa un mese fa nello Stato nord orientale dell'Assam, dove il figlio dell'italoindiana Sonia Gandhi si trovava per un comizio elettorale. La denuncia è stata presentata dall'organizzazione femminista Nari Mukti Sangram Samiti al commissariato di polizia di Jorhat, nel nord dello Stato famoso per le piantagioni di tè. Il politico è stato accusato del reato di “oltraggio alla modestia” e anche di “istigazione al suicidio”.

Oltre a Gandhi, sono stati denunciati il governatore dell'Assam, Tarun Gogoi e un responsabile dell'organizzazione del comizio. La donna, che si chiamava Bonti Chutia e aveva 38 anni, aveva partecipato a un incontro del comitato femminile del partito in cui era stata vista “baciare e abbracciare” il politico quaranatreenne. Il gesto, ampiamente pubblicizzato nel suo villaggio, ha però provocato la furia del marito: accecato dall'ira e dal fatto di essere stato umiliato pubblicamente, l'uomo ha chiuso la moglie in una stanza e dopo averle versato addosso del kerosene le ha dato fuoco. La poveretta ha cercato di salvarsi ed è riuscita a scappare, ma è morta poco dopo all'ospedale dove è ricoverato anche il marito per essersi ustionato nella colluttazione. La polizia ha smentito che l'incidente sia connesso con Rahul Gandhi.

“Bonti non era neppure presente all'incontro del 26 febbraio – ha detto il commissario distrettuale Amanjeet Kaur ai giornalisti – e il caso non è legato alla presenza del vicepresidente del Congresso”. Il figlio della potente leader Sonia è ancora scapolo e ha detto di “non avere trovato ancora la donna giusta”. Nelle elezioni che iniziano il 7 aprile e si concludono il 12 maggio dovrà vedersela con il rivale Narendra Modi, che guida l'opposizione di destra e che secondo i sondaggi è dato per favorito.

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