25 Novembre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 25 Novembre 2020 alle 17:23:31

Cronaca

Inquinamento ai Tamburi, PeaceLink contesta i dati Arpa

"Ecco come a Taranto l'ozono ha fatto miracolosamente crollare il benzo(a)pirene"


«Dal 2010 al 2013 il benzo(a)pirene nel quartiere Tamburi di Taranto è "crollato" da 1,8 a 0,18 nanogrammi a metro cubo. E' stato un crollo clamoroso che nessuno si aspettava, anche perché la letteratura scientifica non aveva rilevato nel mondo casi di cokerie che, pur dotate di BAT, consentissero nel raggio di 1200 – 1700 metri una diminuzione della concentrazione di benzo(a)pirene sotto la soglia di 1 nanogrammo a metro cubo. Il dato del quartiere Tamburi (0,18 ng/m3) è risultato paradossalmente il migliore in città per il benzo(a)pirene e l'ARPA ha evidenziato questo risultato come un importante punto di arrivo dell'attenzione nella gestione dell'Ilva».

A scriverlo sono i vertici di PeaceLink, l'associazione ambientalista tarantina che, però, contesta fermamente le conclusioni cui è giunta l'Agenzia regionale per l'ambiente.

«I nuovi dati sul benzo(a)pirene – sottolinea PeaceLink – annullerebbero le differenze fra i quartieri di Taranto, facendoli convergere tutti su un unico valore medio oscillante attorno a 0,2-0,3 ng/m3. E' un valore decisamente basso se confrontato con quello di altre citta'. Praticamente a Taranto non vi sarebbe più una fonte emissiva tale da determinare pericolo. L'Arpa certifica che non vi e' piu' un aumento del benzo(a)pirene se ci si avvicina all'ILVA. Questo è un risultato stupefacente se si considera che l'ARPA – scatenando una girandola di telefonate intercettate dalla Procura – aveva valutato nel 2010 che il 98% del benzo(a)pirene del quartiere Tamburi proveniva dalla cokeria ILVA».

«Ma come è stato possibile – si chiede PeaceLink – ottenere questo azzeramento completo del problema, risultato che ha dell'eccezionale se si considera il punto di partenza disastroso? Come mai assistiamo a questo miracoloso calo del benzo(a)pirene?»

«Da tempo PeaceLink – si legge nella nota – ha individuato contraddizioni e paradossi in questo miracoloso calo. Lo ha evidenziato anche conducendo proprie analisi che evidenziavano la persistenza di alte concentrazioni di IPA, all'interno dei quali si annida il benzo(a)pirene. Ma la posizione di Arpa e' stata sempre quella di considerare assolutamente attendibile il vertiginoso calo del benzo(a)pirene. Mai un dubbio e' stato sollevato sull'attendibilita' di quei dati che servivano a certificare la fine del "pericolo" e a rendere inattuale ogni richiesta della magistratura di fermare impianti altamente inquinanti come la cokeria. La diminuzione della concentrazione del benzo(a)pirene di ben dieci volte è stata spiegata da ARPA: con l'adozione dei wind days (il rallentamento della produzione quando il quartiere Tamburi era sottovento rispetto alla cokeria); con il fermo di 6 batterie su 10 in cokeria e l'acquisto di carbon coke già pronto (viene scaricato nel porto); con la diminuzione della produzione da 9 a 6 milioni di tonnellate annue di acciaio; con l'allungamento dei tempi di distillazione del coke».

«Ma le cose sono andate veramente cosi'? Siamo proprio sicuri che nel far crollare le misurazioni non vi sia stato anche un importante fattore interferente che potrebbe aver determinato una riduzione significativa del benzo(a)pirene? Abbiamo allora svolto – sostiene PeaceLink – un controllo accurato su quello che può essere un fattore interferente sulle misurazioni di benzo(a)pirene: l'ozono. E abbiamo scoperto, con grande stupore, che dal 2011 in poi l'ozono ha avuto dei picchi sorprendenti con il conseguente effetto di una degradazione del benzo(a)pirene. Gli esperti sanno che l'ozono determina una riduzione significativa del benzo(a)pirene: gli cambia la carta d'identita' e non e' piu' rintracciabile. Gli esperti sanno che i dati del benzo(a)pirene possono essere pertanto abbattuti proprio in presenza di picchi di ozono, esattamente come si e' verificato a Taranto. Questo non lo dice PeaceLink ma la norma europea che fissa le regole del metodo ufficiale di analisi del benzo(a)pirene. E' la norma UNI EN 15549 (il metodo ufficiale di analisi del benzo(a)pirene nel PM10, appunto) che avverte che "in presenza di ossidanti come l'ozono, il benzo(a)pirene puo' essere degradato" e raccomanda in questi casi "un denuder di ozono nel sistema di campionamento". Si badi bene che il benzo(a)pirene ossidato dall'ozono non diventa miracosamente una sostanza balsamica ma si trasforma in un'altra sostanza altamente cancerogena: il benzo(a)pirene-4,5-ossido».

«Questo e' accaduto a Taranto dopo il 2010. Proprio dopo l'anno orribile delle intercettazioni telefoniche – si legge nella nota -, l'ozono è salito fino a superare i limiti di legge di 120 microgrammi a metro cubo. E' passato dai 24 superamenti del 2010, agli 83 superamenti del 2011, con un picco di 105 superamenti nel 2012, per attestarsi sui 59 superamenti del 2013, valore comunque notevole se confrontato con quello del 2010. Questi sono i dati del monitoraggio dell'ozono a Taranto, effettuato nella centralina di Talsano, l'unica attiva nel comune di Taranto per questo tipo di misurazione. Nel quartiere Tamburi non c'è nessuna centralina che misura l'ozono. Che effetto produce pertanto l'ozono nelle centraline Arpa? L'ozono puo' modificare significativamente i dati del benzo(a)pirene, abbassando le concentrazioni misurate. Il dato dell'inquinamento che ne risulta è quindi "abbattuto" dall'ozono. Le misurazioni effettuate sarebbero a nostro avviso inattendibili per le ragioni fin qui esposte».

 

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