Cronaca

Ivano: “Perché ho detto no a Sabrina”

Ivano Russo
Ivano Russo

TARANTO – Dettagli piccanti. Mezze verità. Amicizie fraintese e violente passioni giovanili. C’è un po’ di tutto nel racconto fatto questa mattina in aula da Ivano Russo, il ragazzo al centro del triangolo amoroso che sarebbe sfociato nella tragedia di Sarah Scazzi. Il bello del paese, di cui era innamorata Sabrina Misseri è comparso questa mattina in Corte di Assise per la sua attesa deposizione. E si è trovato di fronte ad un fuoco di fila di interrogativi. Domande su domande, puntellate dagli sms tirati fuori dai cellulari, a cominciare dal suo.

Così il pm Mariano Buccoliero lo ha incalzato, spingendolo a riferire dettagli anche intimi del suo rapporto con Sabrina. Perché la pubblica accusa è partita subito lancia in resta per dimostrare come Sabrina provasse una vera e propria ossessione per il giovane cuoco. Ivano, dal canto suo, è apparso tirato e più volte ha fatto ricorso ai non ricordo di fronte alle contestazioni dei magistrati. “Sabrina per me è sempre stata un’amica. Sarah, invece una sorellina minore” – ha detto Ivano. Poi, però, si è spinto nei particolari di quel rapporto con Sabrina che ad un certo punto si è trasformato in qualcosa di più. “Mi sono accorto che voleva altro, dopo mesi in cui avevamo sempre giocato anche sui sentimenti e a quel punto mi sono allontanato”. Ma proprio i messaggini hanno consentito di illuminare gli aspetti più intimi di quell’amicizia. In particolare il ragazzo ha confermato di essersi appartato in macchina con Sabrina e che i due ragazzi cominciarono un rapporto sessuale. “Ci siamo spogliati, ma poi io mi sono fermato. Si sarebbe rovinata l’amicizia. Dopo quella sera mi allontanai perché non volevo farla soffrire e comunque volevo salvaguardare il nostro rapporto”. Quell’episodio, però, è una tappa fondamentale nella ricostruzione del delitto, prospettata dalla procura. Secondo i pm quell’umiliante rifiuto fu il punto di partenza di una degenerazione sentimentale. Che montò nel cuore di Sabrina sino a tramutarla nella carnefice della cuginetta, più avvenente e che era in grado di attirare le attenzioni di quel ragazzo. Quel rapporto non consumato, infatti, divenne di dominio pubblico. A veicolare la vicenda nella comitiva di amici sarebbe stata proprio Sarah. E questo insieme alla gelosia avrebbe spinto la ragazza a strangolare la cugina il 26 agosto del 2010, con la complicità della madre. “Parlando con Claudio, il fratello di Sarah, compresi che era a conoscenza di quanto era successo” – ha continuato Ivano. La vicenda fu quindi al centro di un chiarimento e Ivano incalzò Sabrina: “Le cose nostre devono restare nostre”. Ma è chiaro che da allora la bella amicizia condita da affetto e altro si era incrinata. Ed in questo momento, a parere dei pm, che sarebbe subentrata l’esuberanza di Sarah che cercava continuamente Ivano, scatenando l’ira di Sabrina. “Io ho sempre pensato a Sarah come alla piccola del gruppo. Credo che avesse bisogno di affetto e sentisse la mancanza del padre e del fratello che erano lontani. Magari trovava in me uno sfogo per quelle assenze” – ha detto Ivano. La sua deposizione è stata ascoltata in religioso silenzio da Cosima Serrano e sua figlia Sabrina le due donne alla sbarra con l’accusa di omicidio e sequestro di persona. In una saletta attigua all’aula, invece, hanno preso posto Concetta Serrano Spagnolo e Giacomo Scazzi, i genitori di Sarah. Anche loro in giornata dovrebbero salire sul banco dei testimoni.

Mario Diliberto

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