Cronaca

Pronti a dare 20 milioni. Ma i politici dissero no


TARANTO – L’Eni era pronta a sborsare ben venti milioni di euro per il territorio. Ebbene sì, secondo alcune indiscrezioni raccolte da TarantoSera, il colosso petrolifero si era fatto avanti, proponendo, in cambio della realizzazione di progetti di ampliamento dello stabilimento tarantino, fior di quattrini. A dirla tutta l’Eni avrebbe messo sul piatto una cifra che si aggira intorno ai 10 milioni di euro. Anche se, i ben informati, dicono che i vertici dello stabilimento sarebbero arrivati sino a 20 milioni di euro per garantire al territorio le giuste compensazioni per un insediamento produttivo di tale portata.

Ma come mai quelle risorse non sono mai arrivate? Pare che i politici tarantini abbiano rifiutato quella proposta. Vuoi per incapacità amministrativa, vuoi per il pressappochismo con il quale sono spesso trattate vicende attinenti le industrie tarantine, alla fine il risultato è stato pari a zero, o quasi. Il “quasi” è giustificato da quell’accordo (ed arriviamo ai fatti recenti) siglato qualche settimana fa dal sindaco Stefàno, dal presidente della Provincia Gianni Florido e dai massimi vertici dell’Eni. Nelle stanze di Palazzo di Città si è consumato l’incontro risolutivo per garantire al territorio delle compensazioni dignitose a fronte dei progetti che l’Eni vorrebbe realizzare sul suolo tarantino. Chi sperava in uno sconto sulla benzina, o magari su una partecipazione agli utili dell’azienda, è rimasto deluso. Per alcune scuole tarantine arriverà il fotovoltaico e la metanizzazione. Anche se, nei cassetti del Comune, continua a restare bloccato un project financing (a costo zero per l’Amministrazione comunale) per realizzare un impianto fotovoltaico sui tetti di 68 scuole. Qualcuno potrà gioire anche per la riambientalizzazione di Punta Rondinella. Sì, proprio la zona di mare in cui, qualche giorno fa, ha fatto la sua comparsa l’ormai famosa “chiazza nera” al vaglio dei tecnici dell’Arpa. Briciole, a fronte di un investimento che si aggira sui 500-600 milioni di euro. A tanto ammonta, infatti, la cifra che l’Eni vorrebbe investire nel progetto Tempa Rossa, che porterà petrolio grezzo dalla Val d’Angri da raffinare nello stabilimento tarantino, e per la realizzazione della nuova centrale. Proprio per la nuova centrale si era reso necessario un summit a Bari, al quale parteciparono, oltre ai soliti noti (Stefàno, Florido ed i vertici Eni) anche il Governatore pugliese Vendola. In quella sede si chiese all’Eni di depotenziare la nuova centrale. Tecnici e responsabili dello stabilimento si riservarono di prendere una decisione. Ma a distanza di mesi, l’Eni non si è ancora espressa. Sono tanti gli interrogativi che necessiterebbero di una risposta, due in particolare: come mai i politici tarantini rifiutarono i 20 milioni di euro (10+10) che l’Eni era pronta a dare? Perché oggi ci si accontenta di un investimento sul territorio di soli 3 milioni di euro?

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