15 Ottobre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 15 Ottobre 2021 alle 21:54:00

Cronaca

“Salute, ambiente e lavoro: un’altra Taranto è possibile”

L'intervento di mons. Filippo Santoro all'incontro organizzato a Statte


Ecco il testo integrale dell'intervento dell’Arcivescovo mons. Filippo Santoro al convegno ”Un’altra Taranto è possibile” che si è tenuto ieri a Statte.

«Stamattina un primo, ma indispensabile, risultato siamo riusciti a realizzarlo: è prevalsa la voglia di stare insieme. E riflettere insieme. Potrebbe sembrare un dato di poco conto, però non è così. Divisi, infatti, è più difficile non solo raggiungere la metà, ma persino proseguire un cammino, che io voglio credere, sia già iniziato. Ce lo ricorda papa Francesco nell'esortazione apostolica Evangelii Gaudium: «l'unità prevale sul conflitto e il conflitto non può essere ignorato o dissimulato. Deve essere accettato. Ma se rimaniamo intrappolati in esso, perdiamo la prospettiva, gli orizzonti si limitano e la realtà stessa resta frammentata. Quando ci fermiamo nella congiuntura conflittuale, perdiamo il senso dell'unità profonda della realtà» (226). Egli, infine, ci invita ad «Accettare di sopportare il conflitto, risolverlo e trasformarlo in un anello di collegamento di un nuovo processo. "Beati gli operatori di pace" (Mt5,9)».

Aver provato a cercare il confronto significa, dunque, essersi riscoperti alla ricerca della costruzione di una comunità. Lo abbiamo fatto insieme nel convegno del 7 novembre scorso, lo abbiamo fatto dando un chiaro segnale e invitando Don Patriciello alla Settimana della fede, lo facciamo oggi. Una comunità in cui, guardando al bene comune – di ogni uomo e di tutto l'uomo – ciascuno non solo abbia la possibilità di esprimersi, ma sia anche capace di prestare ascolto. Le risposte ai problemi che abbiamo dinanzi, infatti, dobbiamo darle tutti insieme, ben consapevoli che la strada è irta di difficoltà. Trovare le soluzioni, però, significa anche ricercarle insieme. Con il mutare delle condizioni il bene comune va, infatti, ogni volta riscoperto ed attuato. È questa la sfida che abbiamo abbracciato e che dobbiamo fare tutto il possibile per vincere.

Come sapete, la Chiesa non si occupa di politica né di economia, ma, come ha ben specificato Benedetto XVI nell'enciclica Caritas in Veritate, essa, attingendo alla sapienza racchiusa in Genesi, "ha una responsabilità per il creato e deve far valere questa responsabilità anche in pubblico".

La Chiesa, pertanto, non ha soluzioni tecniche da offrire, ma avendo al centro della sua Dottrina sociale la promozione della persona umana, indica semplicemente la via per raggiungere il bene comune e prova a costruire ponti di dialogo. Così anch’io non ho una soluzione tecnica da proporre, ma un criterio da offrire: la difesa della persona umana e della responsabilità. 

Sono un vescovo e non sono un tecnico. Sono un padre ed ogni giorno file di figli mi chiedono aiuto e accolgo tutti, in particolare quelli che più soffrono. Ci dice papa Francesco ”non dimenticate i poveri”, per questo li accolgo tutti e soffro con loro, piango con loro. Ma anche metto insieme tutti i segni di buona volontà che salvino tutti fattori in gioco. E stimolo le autorità, le categorie sociali, i ricercatori a proporre soluzioni vere anche nel campo tecnologico e sociale, difendendoci dal danno sanitario. L'aiuto del Signore non ci mancherà.

La persona umana, sia nella prospettiva del diritto naturale sia in quella giuridica, è titolare di diritti, primo fra tutti il diritto alla vita che è un diritto inviolabile e non negoziabile. Il diritto alla vita, affinché la persona possa esplicare pienamente la sua dignità, va coniugato con tutta una serie di altri diritti. Tra questi il diritto al lavoro e alla produzione che, per troppo tempo, soprattutto nella nostra terra, sono stati posti in contrapposizione con i diritti alla vita, alla salute e al rispetto dell'ambiente. Si è trattato di una logica perversa e pessimistica, incapace di cogliere la sfida di mettere in dialogo due aspetti di un'unica realtà: la piena realizzazione dell'uomo.

La visione cristiana è, invece, ottimistica, guarda all'uomo con fiducia perché redento dall'amore di Cristo. In quest'ottica, la Caritas in Veritate ricorda che non bisogna cadere né nell'eccesso di considerare la natura più importante della persona umana, rinunciando ad ogni progresso, né in quello opposto di considerare "l'ambiente naturale solo come materia di cui disporre a nostro piacimento".

Nel messaggio al nostro convegno del 7 novembre “Ambiente, salute e lavoro, un cammino possibile per il bene comune” Papa Francesco ci diceva: “Auspico che la proficua riflessione accompagnata da scelte concrete verso stili di vita sostenibili sul piano umano ed ecologico e da un sistema economico che promuova la piena realizzazione della persona, giunga al pieno riconoscimento dei diritti di ciascuno:al lavoro, alla salute, alla pacifica convivenza”.

Solo mettendo al centro di ogni scelta la persona umana sarà possibile tenere insieme le ragioni di chi più soffre ed ottenere risultati certi. In questo percorso servono unità, fiducia, umiltà e pazienza.

Ed è quello che sono venuto a dirvi quest’oggi, ringraziandovi per l’invito e rinnovando l’auspicio di continuare questo cammino insieme, alla ricerca di un futuro in cui nessuno di noi debba pensare che “la vita di un compagno di lavoro che si ammala sia servita a pagare il mutuo della casa…” Quest’oggi continua il nostro paziente percorso di avvicinamento alla “nuova creazione” delle condizioni che rendano possibile preservare la salute, custodire l’ambiente nel quale viviamo e conservare il posto di lavoro.  

Sembra un’utopia, ma noi vogliamo crederci e per questo continueremo a chiedere attenzione perché Taranto non sia dimenticata e perché le nostre istanze non diventino buoni auspici di fatto rimandati per la realizzazione a tempi mai chiaramente definiti.   Taranto non può continuare ad aspettare senza fine un futuro migliore che merita. Le cose possono cambiare e devono cambiare. Come dice papa Francesco: “non lasciamoci rubare la speranza”. 

Per questo certamente: “Un’altra Taranto è possibile”!»

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