27 Ottobre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 27 Ottobre 2020 alle 17:42:13


Taranto è la terza città del Mezzogiorno continentale. Una grande città industriale, portuale, commerciale, militare. In essa si manifestano le opportunità e le debolezze di un territorio pieno di risorse e di investimenti, ma anche saccheggiato e degradato nell’ambiente e nel tessuto sociale, ignorato nelle sue prospettive economiche, senza strategie ed obiettivi. Cinque anni fa Taranto era dichiarata città in dissesto: oggi le sue condizioni amministrative restano in profonda crisi, ed il governo della città non ha affrontato nessuno dei problemi che potevano consentire la rinascita della città jonica.

È mancata la visione progettuale, la concretezza di programmi, la coraggiosa capacità di mobilitazione delle energie e delle risorse della società tarantina e del suo territorio. I problemi di Taranto non possono essere affrontati in questo modo: ci deve essere un netto e chiaro superamento del recente passato; una novità visibile nel governo della città, nella sua guida, nella qualità dei suoi amministratori, nel realismo dei suoi programmi, nell’ambizione delle sue prospettive. È mancata la politica, come guida ed orientamento per i cittadini. I partiti si sono rinchiusi nelle logiche di potere e nell’autoreferenzialità, abdicando ai propri compiti nella dialettica democratica. Le istituzioni si sono svuotate dalla rappresentanza quotidiana degli interessi della città diventando irrilevanti sulle grandi scelte che determinano lo sviluppo del territorio. Il governo centrale, il governo regionale, non hanno più avuto le istituzioni tarantine come interlocutori forti e consapevoli delle grandi potenzialità e della ricchezza del territorio jonico. Nel momento cruciale di una società democratica, quello del ricambio dei suoi rappresentanti nel governo della città, questa debolezza della politica e dei partiti si è manifestata in tutta la sua evidenza. Ad una domanda di cambiamento che nella città è cresciuta con forza, e si è identificata con la richiesta delle primarie per la designazione dei candidati, la risposta è stata una chiusura verticistica e partitocratica avvenuta nelle sedi regionali dei partiti, che ha cancellato ogni possibilità di partecipazione dei cittadini di Taranto. Il rifiuto della precedente amministrazione a sottoporsi alle primarie, è stato fatto proprio dai gruppi dirigenti regionali dei partiti che ne hanno sostenuto l’attività. Sentiamo il dovere civile di non far cadere nel nulla questa domanda di rinnovamento, questa mobilitazione spontanea e democratica, di forze sociali e culturali, di protagonisti della vita economica e civile, di cittadini responsabili, che nasce dalla consapevolezza della crisi che la nostra città sta attraversando, e dalla convinzione dell’inadeguatezza dei partiti e degli amministratori rispetto alla difficoltà del compito di guidare il suo risanamento e la sua rinascita. Chiediamo a tutti coloro che si riconoscono nel fatto che la mobilitazione democratica debba manifestarsi con la realizzazione delle “primarie della città” o “dei cittadini”, di fare fronte comune, al di là delle convinzioni politiche e delle appartenenze di partito. C’è il tempo per costituire un comitato organizzatore per le “primarie della città”, nel quale possono confluire tutte le esperienze che si sono già sperimentate su questo obiettivo. C’è il tempo per definire un regolamento; un programma; un sistema di garanzie che rassicuri i cittadini sulla serietà dell’iniziativa e sul fatto che le loro volontà verranno registrate e confermate. C’è il tempo per riconsegnare Taranto ai tarantini: riprendere nelle nostre mani il potere di scelta e la responsabilità di decisione, perché l’emergenza economica e sociale, deve trovare la sua risposta in un’emergenza democratica. Non è il momento delle contrapposizioni partigiane ma della convergenza nella solidarietà e nella responsabilità. Dalle “ primarie della città” deve nascere una nuova classe dirigente, una squadra di governo capace di esprimere, nella sua collegialità, la volontà di rinascita della comunità tarantina.

Michele Mascellaro

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