Cronaca

Ex del Grande Fratello offeso da un tarantino

Un ventenne è comparso stamattina dinanzi al giudice di pace dopo una denuncia presentata dal dj e conduttore televisivo


Diffamazione su facebook: un ventenne tarantino è comparso stamattina  dinanzi al giudice di pace dopo la querela presentata nei suoi confronti dall’ex gieffino Filippo Nardi.

Frasi lesive della sua onorabilità dopo una ospitata in una nota discoteca della città dei due mari nel settembre del 2011. Nardi che quel giorno era a Taranto, insieme a Fabrizio Corona, ha letto sul social network commenti pesantissimi postati dal giovane tarantino che è difeso dall’avvocato Massimo Saracino.  Il dj e conduttore tv, che ha partecipato alla seconda edizione del Grande Fratello di Canale 5, ha presentato querela nei confronti del ragazzo ai carabinieri di Rimini. La prossima udienza è stata fissata per l’11 giugno dinanzi al giudice di pace di Taranto.

L’ex gieffino, che è stato anche un inviato delle “Iene” di Italia Uno, si è costituito  parte civile tramite l’avvocato Maurizio  Besio. “La diffamazione su facebook deve essere considerata un reato di diffamazione aggravata ed equiparato alla diffamazione commessa con il mezzo del stampa” aveva  tenuto a sottolineare già in passato  l’avvocato Maurizio Besio.

La richiesta di citazione a giudizio è stata avanzata nell’ottobre del 2012 prima che un giudice del Tribunale di Livorno in una sua sentenza stabilisse che insultare qualcuno sulla propria pagina Facebook può essere considerato un delitto di diffamazione aggravato dell’aver arrecato l’offesa con un mezzo di pubblicità .

Al centro del caso le affermazioni di una donna che dopo essere stata licenziata dal centro estetico in cui lavorava, aveva pubblicato sulla sua bacheca Facebook affermazioni offensive contro l’ex datore di lavoro. Il giudice ha richiamato l’articolo 595, terzo comma del codice penale, in cui il reato di diffamazione è punito più severamente nel caso in cui l’offesa sia recata con il mezzo della stampa così come attraverso “qualsiasi altro mezzo di pubblicità”.

Secondo la sentenza esprimersi su Facebook implica una “comunicazione con più persone alla luce del carattere pubblico dello spazio virtuale in cui si diffonde la manifestazione del pensiero del partecipante che entra in relazione con un numero potenzialmente indeterminato di partecipanti e quindi la conoscenza da parte di più persone e la possibile sua incontrollata diffusione”.

Per il caso di Taranto prossimo appuntamento dinanzi al giudice di pace l’11 giugno.

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