05 Agosto 2021 - Ultimo aggiornamento il: 05 Agosto 2021 alle 05:58:00

Cronaca

Delitto ai Tamburi. Adesso è caccia alla banda


TARANTO – Una rete di criminali, composta da più persone, capace di agire in gruppi composti di volta in volta da due o più elementi. Una banda, insomma. Specializzata nelle rapine, che consentono di avere una ‘liquidità’ immediata. E’ uno degli scenari al vaglio degli investigatori impegnati nel fronteggiare quella che sta assumendo i contorni dell’emergenza assoluta. Una banda a cui potrebbe essere riconducibile anche Cosimo Taglio, che il 19 dicembre ha sparato contro il vigilante Francesco Malcore, uccidendolo.

La sua cattura, piuttosto che rappresentare il punto d’arrivo, sembra sempre più il primo passo di un’indagine più complessa, che sta impegnando notte e giorno i carabinieri. In silenzio, “perchè questo non è uno show”, come ha precisato il comandante provinciale colonnello Sirimarco, si scandagliano ipotesi, si pattugliano strade, si cercano gli elementi giusti per completare il puzzle. Non a caso per la rapina da 100.000 euro alle poste di Paolo VI, messa a segno nel marzo del 2010 ed ancora impunita, si pensa ad un possibile coinvolgimento di Taglio, che abita proprio a Paolo VI. Lo stesso quartiere potrebbe essere la base del gruppo ipotizzato dagli inquirenti. Un primo punto fermo nell’inchiesta è rappresentato dall’ordinanza di custodia cautelare con la quale il gip Martino Rosati ha confermato la detenzione in carcere di Taglio e di Francesco Colace, che risponde di un’altra rapina, ad una sala giochi di Martina. Da segnalare come per questo episodio il gip abbia ‘scagionato’ Taglio. Significativo, tra gli altri, un passaggio dell’ordinanza firmata dal dr Rosati. “Non possono non destare perplessità il fatto che egli (Cosimo Taglio, ndr) abbia nascosto la pistola, senza però curarsi di controllarne il nascondiglio, ed in tal modo permettendo ad altri di asportarla; così come la mancanza di qualsiasi notizia sulla sorte degli indumenti indossati, non si sa se distrutti o smarriti. Viene legittimo il sospetto che si tratti di espedienti per sviare gli inquirenti, impedendo loro di eseguire su tali oggetti le necessarie verifiche, e magari di risalire attraverso di queste all’identità dell’altro complice, sempre che si tratti di un solo individuo, e non anche di altri”.

G.D.M.

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