Cronaca

Chiazza nera Arpa: Tutta colpa dell’Eni


TARANTO – Tutta colpa dell’Eni. Lo sversamento di materiale inquinante, che si è registrato lo scorso 19 gennaio è addebitabile alla Raffineria tarantina. I sospetti dell’Agenzia regionale per la Protezione Ambientale hanno dunque trovato pieno riscontro nelle analisi. A mettere il sigillo dell’ufficialità ci ha pensato la dottoressa Maria Spartera, direttore del servizio territoriale del dipartimento Arpa di Taranto.

“Ribadisco che lo sversamento presente in mar Grande, riscontrato il 19 gennaio, è composto da idrocarburi che provengono dallo stabilimento Eni” ha precisato la dottoressa Spartera. Ma c’è dell’altro. Oltre alla cosiddetta “chiazza nera”, era facilmente riscontrabile anche la presenza di “pulviscolo” che velava la macchia a tinte oscure proprio a ridosso di uno scarico di acque di raffreddamento degli impianti dell’Eni. “Quel pulviscolo è un derivato della distillazione del petrolio – ha spiegato il direttore dell’Arpa di Taranto – quindi anche quello proviene dallo stabilimento tarantino dell’Eni”. I risultati, dei campionamenti effettuati dall’Arpa sulla chiazza nera, lunga quasi 100 metri, sono pronti ma “purtroppo il responsabile del laboratorio ha dovuto fare i conti con un infortunio quindi è impossibilitato a trasmetterli. Ad ogni modo – assicura Maria Spartera – per noi la faccenda è chiusa. Quando avremo tutte le certificazioni le trasmetteremo agli enti preposti”. Quel giorno, nei pressi di Punta Rondinella si sono fiondati i tecnici dell’Arpa ed i vertici della Capitaneria di Porto di Taranto. Il bilancio è parso sin da subito pesante. Gli operatori dell’Ecotaras, una società specializzata nel settore delle bonifiche in mare, hanno lavorato alacremente per tentare di mettere in sicurezza quel pezzo di mare segnato dallo sversamento. Per permettere il contenimento della chiazza oleosa presente in Mar Grande, sono stati applicati degli speciali pannelli assorbenti (nella foto). Per l’Arpa dunque “la faccenda è chiusa”. Così come è chiuso il discorso relativo alla puzza di gas che il 17 gennaio ha infestato l’aria tarantina. Anche in quel caso, le analisi dell’Arpa, hanno evidenziato le responsabilità della Raffineria. Un ennesimo campanello d’allarme per gli amministratori locali pronti ad autorizzare la realizzazione dei nuovi insediamenti produttivi dell’Eni.

Fabio Mancini

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Ti potrebbero interessare anche