Cronaca

Gatti uccisi, e ora in città scatta l’allarme

Ennesimo episodio in via Falanto. L’appello dell’Anpa: “Sembra lo sport del momento. Pene più severe”


“Ma che divertimento c’è ad ammazzare i gatti?”. A lanciare l’allarme è Luciano Argese, presidente dell’Anpa di Taranto, che chiede un intervento utile a porre un freno al fenomeno riguardante l’uccisione di gatti. Qualche giorno fa, l’ennesimo episodio in via Falanto.

Non è la prima volta che da questa zona arrivano segnalazioni di questo tipo. “Sembra lo sport del momento uccidere gatti in qualsiasi modo veleno, diserbante, colpi in testa, auto, gattini (vivi) imbustati e gettati nelle campagne o nei cassonetti, impiccati, bruciati vivi e continua fino a dove arriva la fantasia malvagia di chi compie questi efferati gesti. Tutto questo avviene nelle provincie di Taranto con una noncuranza e, oserei dire, normalità che fa rabbrividire e soprattutto avvengono nei “periodi del calore”, gestazione e nascita dei cuccioli perché anziché sterilizzare le gatte è preferibile gettare come immondizia i cuccioli appena nati, oppure quando in calore si ammazzano i gatti maschi al fine di non sentire le “serenate notturne” che danno molto fastidio”.

Il presidente dell’Anpa pone l’accento sulle normative che tutelano i felini e gli animali in genere. “L’articolo 10 della leggere regionale 12/95 recita: “La Regione promuove la tutela dei gatti che vivono in stato di libertà. E’ vietato maltrattarli e spostarli dal loro habitat. I gatti che vivono in libertà possono essere sterilizzati e reimmessi nel loro gruppo. Enti e associazioni zoofile o gruppi di persone, d’intesa con i servizi veterinari delle Asl, possono avere in gestione le colonie di gatti che vivono in stato di libertà curandone la salute e le condizioni di sopravvivenza”. E, per quanto riguarda le pene, Argese ricorda la legge n. 189 del 10 luglio 2004.

“Chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona la morte di un animale è punito con la reclusione da tre mesi a diciotto mesi. Chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona una lesione ad un animale ovvero lo sottopone a sevizie o a comportamenti o a fatiche o a lavori insopportabili per le sue caratteristiche ecologiche è punito con la reclusione da tre mesi a un anno o con la multa da 3.000 a 15.000 euro. Chiunque abbandona animali domestici o che abbiano acquisito abitudini di cattività è punito con l’arresto fino ad un anno o con l’ammenda da 1.000 a 10.000 euro”.

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