16 Ottobre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 15 Ottobre 2021 alle 21:54:00

Cronaca

La scomparsa di Riva. E ora? Il destino dell’Ilva

Gli interrogativi del "giorno dopo"


Il giorno dopo è quello della riflessione e dell'analisi. La scomparsa a Milano dello storico patron Ilva Emilio Riva, dopo una lunga malattia, ha infatti, aperto una serie di interrogativi che riguardano direttamente il futuro di Taranto e di tutta l'area jonica.

Impossibile non riconoscere l'importanza economica della presenza del più importante polo siderurgico europeo per questo territorio che oggi più che mai deve fare i conti con l'incertezza del futuro.

Da una parte la scomparsa del suo punto di riferimento, dall'altra le inchieste della magistratura. In mezzo i lavoratori, tanti lavoratori e le imprese dell'indotto.

E adesso? E' la domanda che rimbalza da una parte all'altra della città. Ma non solo. E' l'interrogativo che si pone sia il mondo politico che la finanza italiana. 

La risposta dei cittadini tarantini è stata di pancia. Una risposta dura, durissima, a tratti offensiva e volgare. Una risposta rabbiosa che si è propagata violenta attraverso i social network. Basti pensare che l'articolo di Taranto Buonasera che per primo in Italia ha annunciato la scomparsa di Emilio Riva è stato letto oltre 100mila volte solo su facebook con 9mila condivisioni e centinaia di commenti. Ebbene non c'è stato un solo commento di cordoglio. Ma rabbia, rabbia ed ancora rabbia. Sembrava di essere tornati ai tempi del rovesciamento di Saddam in Iraq. Se a Taranto ci fosse stata una statua di Emilio Riva l'avremmo vista tirare giù con le funi a mani nude dai tarantini esasperati.

Sì, ma la domanda resta. E ora? Non a caso il primo quotidiano a porsi l'interrogativo è stato il Sole 24Ore, il giornale di Confindustria.

In un articolo pubblicato a caldo sul sito internet del Sole 24Ore, a firma di di Paolo Bricco e Serena Uccello si legge: «Adesso la situazione si fa dura, durissima. Emilio Riva era il fondatore di un grande gruppo industriale. Ma, soprattutto, era il capofamiglia. Tutti – figli, nipoti, mogli – gli riconoscevano quell'autorità e quel comando che, del capitalismo famiglia europeo, rappresenta insieme un punto di forza e un punto di debolezza. La sua scomparsa aggroviglia ancora di più il gomitolo – fatto di ferro e di magistratura, di coke e di ambiente, di commissariamento governativo e di salute, di riconversione produttiva e di avvitamento finanziario – che rende l'Ilva una vicenda maledettamente complessa».

E ancora: «Semplificando: l'Ilva è commissariata, ma i Riva continuano a esserne i proprietari. La prospettiva – a meno che non vi siano colpi di scena, collegati anche al mutamento di scenario provocato da questo lutto – è quella di un aumento di capitale. Prima ancora di chiamare un aumento di capitale, Bondi mostrerà il piano industriale alla famiglia lombarda, la quale dovrà fargli pervenire dei commenti (positivi o negativi) sull'ipotesi di conversione graduale al metano dell'impianto, che rappresenterebbe un vero mutamento di paradigma per l'acciaieria di Taranto. Chiose al piano industriale e adesione o meno all'aumento di capitale, stimabile in 1,8 miliardi di euro, che serve per finanziarlo: chi farà la sintesi fra le posizioni espresse dai numerosi membri della famiglia? E chi deciderà se e quanti soldi mettere nell'aumento di capitale?»

Quindi la conclusione: «Entro la prossima settimana le tre banche (Banco Popolare, UniCredit e Intesa Sanpaolo) dovrebbero ricevere da Roland Berger l'analisi del piano industriale di Bondi. I consulenti esprimeranno le loro valutazioni sulla sua fattibilità. A quel punto, non appena il piano ambientale avrà ricevuto quel placet dalla Corte dei Conti che stenta ad arrivare, prenderà il via l'iter tecnico per il piano industriale. Alla fine della road map, però, ci sarà – come sempre – il problema dei soldi. I Riva li metteranno o no? E quanti? Di certo, l'assenza dell'autorità semplificatoria di Emilio e la mancanza del carisma riconosciutogli da tutti i familiari potrebbero costituire ulteriori pietre di inciampo».

Insomma per l'Ilva, per Taranto e per i suoi operai si apre una fase di incertezza e di attesa. Ma oggi, forse, è ancora il giorno del lutto.

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