05 Agosto 2021 - Ultimo aggiornamento il: 05 Agosto 2021 alle 04:52:00

Cronaca

Nuovo verdetto per la banda degli Irriducibili


TARANTO – Ultimo verdetto per gli ‘irriducibili’. E’ stato fissato per il prossimo 20 marzo il processo d’appello per il gruppo che avrebbe gestito un giro di spaccio di stupefacenti nella provincia ionica e che avrebbe avuto a disposizione un autentico arsenale. Pene pesanti, quelle emesse in primo grado a volti noti della mala tarantina. Quattordici anni e undici mesi per Mario Vecchio, due anni e sei mesi per Cosimo Scozio, tre anni e quattro mesi per Alfonso Zizzo, diciotto anni e dieci mesi per Salvatore Castiglione, dieci anni per Roberto De Maria e sei anni per Pietro De Maria.

A presentare appello contro la sentenza del gennaio del 2011 il collegio difensivo composto dagli avvocati Salvatore Maggio, Giuseppe Lecce, Franz Pesare, Luigi Danucci e Ciro Buccoliero. Era il 4 giugno del 2009, invece, quando scattarono le manette: ventidue le ordinanze di custodia cautelare eseguite dai Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Taranto, supportati da Carabinieri delle compagnie di Taranto, Manduria, Castel-laneta, Martina Franca e Massafra, nonché da militari dei Comandi Provinciali di Bari e Brindisi. Le indagini furono avviate dopo l’omicidio del carabiniere Angelo Spagnolo, assassinato sera del 24 settembre 2005 mentre, libero dal servizio, si trovava presso il bar della stazione di rifornimento carburanti Q8 alla periferia di Monteiasi, dove tre banditi armati di fucile fecero irruzione per perpetrare una rapina. Un delitto efferato che, che fece enorme scalpore nell’oponione pubblica ed al quale seguì la risposta delle forze dell’ordine. I riflettori dei carabineri si focalizzarono, in modo particolare, sui rapporti tra il sammarzanese Mario Vecchio, allevatore praticamente incensurato, ed un sammarzanese d’adozione, il sorvegliato speciale Salvatore Castiglione, originario della provincia di Crotone, coinvolto nell’inchiesta giudiziaria per l’omicidio Varone di Grottaglie. Con Castiglione Vecchio avrebbe trafficato in armi da fuoco illegali. I precedenti del calabrese in reati di droga ha orientato l’indagine su questo filone investigativo, coinvolgendo altri indagati, anche della provincia di Bari. Nell’inchiesta era coinvolto per violazione della legge sulle armi anche il pregiudicato Damiano Parisi, 48 anni, originario del brindisino, per la precisione Francavilla Fontana, professione allevatore, ucciso a colpi di fucile calibro 12 il 5 luglio 2008. A marzo il verdetto decisivo.

Giovanni Di Meo

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