21 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 21 Aprile 2021 alle 08:05:48

Cronaca

Omicidio di Sarah, in aula è ancora battaglia


TARANTO – Battaglia doveva essere e battaglia è stata tra accusa e difesa in Corte di Assise. Con al centro la testimonianza di Antonio Petarra, il vicino che vide passare davanti alla sua abitazione Sarah Scazzi, il giorno in cui la ragazzina venne assassinata. Una testimonianza chiave per la ricostruzione della tragedia di Avetrana. L’uomo ha ribadito che vide per tre volte Sarah quel giorno. L’ultima alle 13.45. “Camminava a passo svelto, verso le scuole. Aveva una maglia fucsia o rosa ed uno zainetto nero a tracolla. Su questo non ci piove”.

Una certezza che ha contraddistinto una deposizione altalenante e costellata dai non ricordo. Più volte Petarra ha subito le contestazioni dei pm in merito ai suoi ricordi. “E’ passato un anno e mezzo da quel giorno” si è giustificato ad un certo punto. Il 26 agosto Petarra era in strada e stava tinteggiando il muro esterno della sua abitazione in via Verdi. E notò i movimenti di Sarah che fece più volte la spola tra casa sua e quella di Sabrina. “La conosco fin da bambina. Da piccola mi faceva gli scherzi suonando al citofono di casa e poi scappava via. La vedevo passare quasi ogni giorno”. Ma su quel maledetto 26 agosto non ha dubbi. “Passò alle 13.45”. Ed è su questo punto che è infuriata la battaglia tra pubblici ministeri e difensori di Sabrina Misseri. Uno scontro comprensibile per la centralità della testimonianza nella ricostruzione del delitto. I ricordi di Petarra, infatti, consentono ai pm di anticipare l’arrivo di Sarah nella villetta di via Grazia Deledda. E soprattutto di smontare l’alibi di Sabrina Misseri. I legali hanno tirato fuori il primo verbale reso dall’uomo. Era il 21 settembre del 2010, meno di un mese dopo la scomparsa di Sarah. E Petarra in quella testimonianza disse di aver visto Sarah per l’ultima volta alle 12.45. Una discrasia con quanto poi precisato in un altro verbale, sottoscritto il 9 dicembre, tre mesi dopo. Fu in quell’occasione che precisò i suoi ricordi, parlando delle 13.45. “Prima mi ero sbagliato” – ha ammesso. “Sono riuscito a ricostruire quanto accaduto – ha detto – facendo riferimento agli spostamenti di mia moglie. Sarah è passata poco prima che mia moglie andasse al lavoro. E lei si muove prima delle 14, perché a quell’ora prende servizio”. La difesa di Sabrina, poi, ha tirato fuori anche due immagini prelevate da un filmato, girato il giorno dell’arresto di Cosima Serrano. In quelle sequenze si vede proprio Petarra, ripreso mentre si trova dinanzi alla caserma di Avetrana, tra la gente che applaude alla vista della donna che veniva portata via dai carabinieri. Una strategia con la quale si punta a minare la credibilità del testimone. Ed in questo senso i difensori hanno chiesto di acquisire il filmato integrale dal quale sono stati estratti i dettagli delle immagini. Sulla richiesta è scattata l’opposizione della difesa. Dopo la combattuta testimonianza di Petarra, sul banco dei testimoni è salita Pamela Trono, la moglie dell’uomo. “Quel giorno – ha confermato‘– mi sono mossa da casa tra le 13.50 e le 13.55 circa. Mi sono recata al lavoro a quell’ora perché ho sempre preso servizio alle 14”. Un riscontro diretto al racconto del marito che poi è stata puntellato anche dalle parole di un altro testimone convocato in aula. Si tratta di Vincenzo Maresca, amico di Petarra, che il 26 agosto aiutò il vicino di Sarah a tinteggiare la parete esterna dell’abitazione. Al momento di andare in stampa l’udienza era ancora in corso.

Mario Diliberto

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