12 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 12 Aprile 2021 alle 07:19:17

Cronaca

Pelillo sfida Florido: Al Senato vado io


TARANTO – “Il copione della commedia per la quale ero pronto a recitare si è ribaltato. Quindi, non ci sto più a fare l’attore. Ad ogni modo ringrazio tutti gli amici del Terzo polo che, implicitamente ed esplicitamente hanno attestato stima nei miei confronti”. Michele Pelillo annuncia il suo addio alla corsa a sindaco. Dichiarazioni, quelle rilasciate stamattina dall’assessore regionale al Bilancio, che hanno fatto chiarezza sui rapporti con il partito, con Stefàno e con Vendola.

“Le motivazioni che mi hanno spinto a dare la disponibilità a candidarmi alle primarie erano tre – ha esordito Pelillo. Mi avevano convinto che potessi essere la persona migliore per portare avanti un progetto per unire ed allargare la coalizione. Il secondo presupposto era quello di fare questo progetto con il supporto del mio partito. Infine ero pronto a promuovere qualunque tipo di iniziativa che non fosse contro Vendola”. Con il passare del tempo però sembra essersi materializzata un’autentica rottura su più fronti. “Mi sembrava di essere rimasto il solo nel partito a chiedere le primarie di coalizione. Il partito, a livello provinciale, regionale e nazionale, ha cominciato a nutrire forti dubbi in questo progetto. Infine il presidente Vendola ha spiazzato tutti. Pensavo – ha detto Pelillo – che per lui le primarie fossero una sorta di totem. In più, l’atteggiamento del suo partito a livello locale. Un atteggiamento che mai avrei immaginato così drastico e indisponibile al confronto con me e con la gente”. Quindi l’assessore regionale ha parlato delle possibili implicazioni relative alla mancata indizione delle primarie. “Il mio partito non si è ancora pronunciato. Lo farà nei prossimi giorni. Abbiamo commesso un errore a sottovalutare la consultazione elettorale in un momento in cui la gente si sente lontana dalla politica. A questo punto potrebbe esserci una diaspora nel centrosinistra. Una diaspora molto più pericolosa di quella alla quale abbiamo assistito qualche anno fa. Una diaspora che potrebbe partire dal Prc, Sel ed Idv per arrivare al Pd. Il nostro atteggiamento rischia di spingere il Terzo polo nelle braccia di Fitto”. Ma Pelillo ha lanciato un allarme anche sull’Eni. “L’atteggiamento dell’Eni è stato molto strano. Sull’Ilva la Magistratura sta facendo il suo dovere. Ho l’impressione che questo primo scorcio di campagna elettorale sia stato segnato dagli interessi dell’Eni. Ho notato tante cose correlate ai business dell’Eni – ha continuato l’esponente del Pd. Ho visto un avvicinamento di persone ed istituzioni che prima non dialogavano. Ho notato una certa accelerazione per questi progetti, anche se non mi sembra siano prioritari. Ho visto che l’Eni ha trattato con alcuni Enti e con alcune persone e non con altre. Infine ho visto che l’Eni ha inteso escludere alcuni giornali dall’acquisto di spazi pubblicitari”. Non sono mancate alcune puntualizzazioni sul San Raffaele. “Alla Fondazione sono stati accreditati circa 4 milioni e 200 mila euro. Sono stati spesi meno di un decimo di quella somma (quindi circa 400mila euro, ndr). La delibera regionale sancisce il divorzio dal San Raffaele e blinda i 60milioni di euro. Quei 4 milioni fanno parte dei 60 milioni. Finché io sarò assessore quei soldi saranno in cassaforte per Taranto”. Infine uno sguardo al futuro. Nei sogni di Pelillo c’è il Senato. “Non sarò il vicepresidente della Regione. Sono pronto a scommettere con chiunque. Se il sistema elettorale cambierà è evidente che il partito non potrà più scendere in campo con esponenti nominati ma dovrà farlo con chi prende voti. Sono molto interessato al Senato”. E a chi gli fa notare che anche Florido lo sarebbe “Vedremo come regolarci” ha detto Pelillo spiegando che potrebbe essere intrapresa, sulla scorta della linea nazionale del partito, la strada che porta alle primarie per la scelta dei candidati al Parlamento. Fabio Mancini

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