05 Agosto 2021 - Ultimo aggiornamento il: 05 Agosto 2021 alle 05:58:00

Cronaca

Cito: “Non doveva partire”

TARANTO – “Non doveva succedere. E’ un mio amico fraterno, oltre che un mio sostenitore in politica. Si era candidato al mio fianco alle Comunali del 2007 e nel 2010 alle Regionali, con mio figlio Mario. Era pronto a scendere in politica anche alle prossime elezioni. Avrebbe firmato la sua candidatura appena rientrato a Taranto dalla missione”. Parla così Giancarlo Cito, ex sindaco di Taranto e fondatore di At6, Lega d’Azione Meridionale. Conosceva e stimava da anni Massimiliano Latorre, l’ufficiale tarantino fermato in India, insieme al collega Salvatore Girone.

Sono ore di ansia e attesa per i due militari, accusati di aver sparato e ucciso due pescatori, scambiandoli per pirati che volevano assalire la petroliera italiana Enric Lexie. L’episodio è avvenuto lo scorso mercoledì nel mare Arabico. I militari pugliesi oggi pomeriggio compariranno davanti al giudice, nell’isola di Wellington. La Farnesina, che ribadisce che il caso deve essere trasferito dalla magistratura italiana, chiede il loro rilascio immediato, ma il Codice Penale indiano stabilisce che l’omicidio può essere punito con l’ergastolo o la pena di morte. Una vicenda, insomma, che rischia di scatenare una vera e propria crisi diplomatica tra Italia ed India. “Sono sicuro della sua innocenza – spiega Giancarlo Cito – non voglio entrare nel merito della gestione di questa intricata vicenda da parte dell’Italia, ma il comandante della nave deve spiegare perché ha fatto salire a bordo la polizia, visto che la petroliera si trovava in acque internazionali”. Il quarantaquattrenne Latorre, del battaglione San Marco della Marina, é sposato e separato, ha quattro figli, che ancora non sanno nulla di quanto accaduto. “Gli avevo detto di restare a casa, di stare con la famiglia, ma lui mi avevano spiegato che non poteva sottrarsi al suo lavoro – continua Cito. E’ una brava persona, molto seria ed educata. Amante della vita militare, ma per niente esaltato. Ha ottenuto diversi encomi. E’ anche molto discreto e, per motivi professionali, non mi ha mai parlato delle missioni che faceva. Mi era stato vicino anche dopo la mia operazione”. Latorre aveva seguito Cito anche nelle traversate a nuoto, occupandosi di quella tra Messina e Reggio Calabria. “Chiedo sue notizie al cognato, il maresciallo Giovanni Ancora, anche lui mio amico. La famiglia é sconvolta. Spero che tutto si risolva nel migliore dei modi per entrambi i militari coinvolti”.

Serena Scarinci

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