24 Giugno 2021 - Ultimo aggiornamento il: 24 Giugno 2021 alle 14:31:49

Cronaca

Ilva, la rivolta dell’appalto: “Senza stipendio da mesi”

Esplode la protesta dei lavoratori dell’indotto


Prove di rivolta operaia. I lavoratori della ditta dell’appalto Itas Srl, sostenuti dall’Usb, l’unione sindacale di base, hanno indetto uno sciopero e manifestato all’esterno della direzione dello stabilimento Ilva per protestare contro il mancato pagamento di alcune mensilità. Sono una sessantina gli operai interessati, che già a febbraio scorso avevano attuato una protesta analoga con presidio all’interno del cantiere Itas e sempre per i ritardi sistematici nel pagamento degli stipendi. Un problema che si trascina, secondo l’Usb, “da decine di mesi”.

Insomma, il dramma dell’appalto del Siderurgico, in ginocchio per i pagamenti in ritardo dell’Ilva, con ripercussioni a catena sugli stipendi dei lavoratori, esplode in modo drammatico. E fornisce una rappresentazione chiara dal disagio sociale che cova sotto la cenere, e rischia di trasformare Taranto in una polveriera.

L’Ilva, e tutto il mondo che le ruota attorno, ne è la manifestazione più evidente. I dipendenti diretti dello stabilimento non avranno problemi ad incassare, anche questo mese, lo stipendio, mentre i loro colleghi delle ‘ditte’ avanzano più di una mensilità: una situazione potenzialmente esplosiva, così quanto visto stamattina potrebbe essere solo l’inizio. Ma anche le tute blu griffate Ilva vivono giorni d’angoscia, perchè le notizie sulle difficoltà del gigante d’acciaio si accavallano e si moltiplicano.

La fabbrica tarantina, nella bufera dall’estate 2012 per l’inchiesta sul disastro ambientale, ‘salvata’ più volte dai governi Monti prima e Letta poi, ora è alle prese con problemi finanziari più che pesanti: ha perso solo nei primi tre mesi del 2014 una cosa come 110 milioni di euro.

Nel piano industriale, il commissario Enrico Bondi stima perdite pari a un miliardo nel periodo di commissariamento, 2014-2016, e indica la necessità di un aumento di capitale da 1,8 miliardi quest'anno a fronte di un patrimonio netto di Ilva nel 2013 pari a un miliardo. Bondi indica anche l'esigenza di ricorrere al finanziamento bancario per 1,5 miliardi con due tranche da 750 milioni da erogare nel 2015 e nel 2016.

“Sull'Ilva si sta giocando una partita opaca” ha commentato il senatore del Pd, Massimo Mucchetti, presidente della commissione Industria di Palazzo Madama. “Il mandato commissariale di Bondi scade il 4 giugno. Può essere rinnovato, naturalmente. I concorrenti privati dell'Ilva non vogliono. Ma soldi sul tavolo non ne mettono. Contestano le soluzioni tecnologiche innovative prospettate da bondi ma lo fanno ex cathedra, senza confronti nel merito e senza guardare in casa propria. Si profila il rischio di uno spezzatino con l'Ilva di Novi e quella di Genova a disposizione dei privati e Taranto a Mittal che ne ridurrebbe la produzione a 5 milioni di tonnellate tagliando l'occupazione. Altra ipotesi è il ricorso alla legge Marzano.

Ma in entrambi i casi bisognerebbe riscrivere il decreto, abbassandone gli obiettivi sul piano ambientale, industriale e occupazionale. Un governo che vuol fare industria e non Confindustria, promuovendo innovazione e lavoro in un ambiente migliore e non finanza e taglio dei posti di lavoro in un ambiente peggiore, ci penserà bene prima di dare retta a certe sirene. Ne siamo sicuri”.
 

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