24 Ottobre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 24 Ottobre 2020 alle 07:06:06

Cronaca

Imprese e politica, ecco le lobby per il petrolio


TARANTO – Dalle lobby locali denunciate da Pelillo a quelle baresi. La linea del petrolio si muove sull’asse che parte dalla Basilicata ed arriva a Taranto. Un ideale percorso che trova nei fatti la realizzazione del progetto Tempa Rossa. Un piano che dovrebbe potenziare i metanodotti già esistenti e che portano petrolio grezzo estratto nella Val d’Angri da raffinare a Taranto. Le petroliere in arrivo in mar Grande subiranno un incremento esponenziale visto che passeranno dalle attuali 43 a ben 133. Anche le emissioni aumenteranno. Per stessa ammissione dell’Eni l’incremento sarà pari all’11-12%.

Un dato contenuto nella sintesi non tecnica stilata dalla Raffineria. Di compensazioni neanche l’ombra, almeno che qualcuno non voglia considerare il fotovoltaico e la metanizzazione di alcune scuole tarantine e la riambientalizzazione di Punta Rondinella un “ristoro ambientale” dignitoso per la città. Ricapitolando: incremento delle petroliere con evidenti rischi di incidenti rilevanti; incremento dell’inquinamento; compensazioni praticamente pari a zero per il territorio. La nostra inchiesta, partita tre mesi fa, ha fatto luce anche su diversi lati oscuri dell’intera vicenda che sta tenendo banco anche per la nuova centrale a turbogas che sempre l’Eni vorrebbe realizzare a Taranto. Questa la situazione fino a sabato, quando l’assessore regionale al Bilancio Michele Pelillo ha parlato di atteggiamenti, di interessi e di trattative piuttosto strani, soprattutto a pochi mesi dalle elezioni. “L’atteggiamento dell’Eni è stato molto strano – ha detto Pelillo. Sull’Ilva la Magistratura sta facendo il suo dovere. Ho l’impressione che questo primo scorcio di campagna elettorale sia stato segnato dagli interessi dell’Eni. Ho notato tante cose correlate ai business dell’Eni – ha continuato l’esponente del Pd. Ho visto un avvicinamento di persone ed istituzioni che prima non dialogavano. Ho notato una certa accelerazione per questi progetti, anche se non mi sembra siano prioritari. Ho visto che l’Eni ha trattato con alcuni Enti e con alcune persone e non con altre”. Come mai i rappresentanti istituzionali di Comune e Provincia continuano a tacere? Eppure sono stati proprio Florido e Stefàno ad incontrare, a porte chiuse, i vertici dell’Eni a Palazzo di Città. Solo a margine di quel summit i tarantini hanno saputo che si era parlato di compensazioni che avrebbero potuto garantire quantomeno una vita più dignitosa. Il ragionamento portato avanti da Pelillo sembra affondare le radici nelle lobby. Lobby nella politica così come nel mondo delle imprese. Non è un mistero, infatti, che gli imprenditori tarantini (fatta qualche rara eccezione) sembrano essere stati esclusi dall’Eni. Nel corso di questi mesi abbiamo raccolto il loro sfogo. Ma come mai l’Eni snobba Taranto? Secondo i ben informati, da anni, la Raffineria utilizzerebbe per i lavori più disparati la Cestaro & Rossi e la De Pasquale. Società ben conosciute sul territorio ma baresi. Ebbene sì. Taranto è terra di conquista dei baresi anche per ciò che attiene lo stabilimento Eni. Indiscrezioni ci dicono anche che ai vertici di queste due grosse società ci sarebbero ex dirigenti dell’Eni. Nessuno mette in discussione le professionalità messe in campo da queste due aziende, sia ben chiaro. Ma perchè l’Eni continua ad ignorare gli imprenditori ionici? Come al solito sarebbe il caso di lanciare un’occhiata altrove. In Basilicata, ad esempio, gli industriali e la Regione, hanno pensato bene di stipulare un accordo con il Ministero del Lavoro. L’obiettivo era quello di utilizzare le imprese locali per ogni lavoro relativo all’estrazione del petrolio. A questo punto non possiamo che reiterare l’appello lanciato in diverse occasioni e indirizzato proprio agli amministratori locali: “Vendola, Florido e Stefàno guardate e imparate”.

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