27 Settembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 27 Settembre 2021 alle 17:59:00

Cronaca

Marò, col fiato sospeso


TARANTO – Ore di attesa per Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. Tutta Taranto é con il fiato sospeso per la vicenda divenuta un vero caso diplomatico tra Italia e India. Dopo la custodia cautelare per tre giorni confermata ieri dal giudice indiano, le autorità del Paese vogliono salire sulla nave italiana per cercare l’arma. I due militari, che rischiano la pena di morte, ieri hanno telefonato ai familiari.

“Mio zio mi dice che giù si respira un’aria pesante, ma che lui sta bene ed è supportato dai diplomatici italiani” ha spiegato Christian D’Addario, il nipote di Latorre, il marò tarantino. “Sono stato interrogato e ho avuto modo di spiegare quanto accaduto. Continuo ad essere sereno perché so quello che è accaduto”. La telefonata veloce arriva a Taranto dall’altra parte del mondo, il militare del Battaglione San Marco ha voluto rassicurare la famiglia e avere notizie dei suoi quattro figli. “Conosco mio zio – racconta Christian D’Addario – é un militare esperto e sono sicuro che abbia agito nel rispetto delle regole. Certo, le immagini televisive ci hanno spaventato”. Anche la Marina, in apprensione per i colleghi Massimiliano e Salvatore, esprime la propria solidarietà ai familiari. “Atteso che oggi è ormai acclarato che i nostri marinai non hanno aperto il fuoco sui pescatori – afferma il Co.Ce.R. Marina – e che si tratta di una infelice concomitanza di eventi, ci interroghiamo anche sul perché i nostri colleghi si trovino di fronte a giudici indiani”. “Siamo uniti a quei colleghi che sono in India che, come tutti i militari italiani, sono sempre stati abituati a dare tutto se stessi per il bene della convivenza” si legge, inoltre, in una nota di Antonello Ciavarelli, delegato tarantino. Proprio per gestire l’intricata vicenda, i familiari di Massimiliano Latorre hanno affidato all’avvocato Leonardo La Porta il compito di mantenere i rapporti con le autorità italiane. L’intento della difesa italiana è di dimostrare che l’India non ha giurisdizione sul tratto di mare dove si trovava la petroliera al momento dell’incidente. Sulla vicenda sfociata nel fermo del marò tarantino e del suo collega Salvatore Girone è intervenuto anche il contrammiraglio Pasquale Guerra, comandante del reggimento San Marco. “Sono militari di grande esperienza che sanno ciò che fanno” ha spiegato il comandante. “Erano a bordo della petroliera – ha aggiunto – perché fanno parte di personale specializzato che si attiene ad un protocollo rigorosissimo, che sono certo che i nostri due militari hanno rispettato”.

Serena Scarinci

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