25 Settembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 24 Settembre 2021 alle 07:15:05

Cronaca

“I marò li processiamo noi”


TARANTO – Le notizie rimbalzano da New Delhi tramite le agenzie. E mettono ansia nel cuore dei concittadini di Massimiliano Latorre, il marò tarantino fermato per l’uccisione di due pescatori indiani insieme al collega barese Salvatore Girone. “L’India proseguirà nella vicenda sulla base delle sue leggi”: sono le parole attribuite al ministro di Stato indiano, Preneet Kaur. Parlando alla stampa, Kaur ha detto che “loro (gli italiani, ndr) hanno la loro interpretazione, noi abbiamo la nostra. Per quello che ci riguarda qui in India noi ci muoveremo in base alle nostre leggi”.

Il riferimento del ministro indiano è alla Sezione 4 del Codice penale indiano che regola i casi di estensione della extraterritorialità recitando: “Le disposizioni di questo Codice si applicano anche per qualsiasi reato commesso da qualsiasi persona su qualsiasi nave o velivolo registrato in India ovunque esso si trovi”. Di “dialogo costruttivo” aveva parlato, in precedenza, il sottosegretario agli Esteri Staffan de Mistura al termine del colloquio con il collega indiano per l’area occidentale, lo stesso Kaur. “Ora vado a Kochi dove ci sono le famiglie delle vittime di questa dolorosa vicenda e i due marò italiani”, ha poi aggiunto il sottosegretario. Attualmente i due marò sono in stato di arresto, pur godendo di un trattamento di favore sotto custodia della polizia. A stretto giro il magistrato deciderà il da farsi e non è da escludersi – è quanto viene riportato dalle agenzie di stampa – che Massimiliano Latorre e Salvatore Girone possano anche finire in prigione. Lo speciale ‘team investigativo’ della polizia di Kochi è arrivato a fine mattinata nella foresteria dove sono detenuti i due miltari italiani. Il commissario Ajit Kumar, che guida la squadra, è entrato nella foresteria insieme a un ufficiale della polizia di Kollam che è titolare delle indagini. Ma non è chiaro se stiano interrogando i due militari. A un certo punto Latorre è uscito, ma è subito ritornato all’interno quando si è accorto dei fotografi che stazionano su degli articolati fuori dal muro di cinta del bungalow situato nell’area portuale. Sul caso hanno puntato i riflettori anche le autorità ecclesiastiche. “Verità e giustizia” nella vicenda è quanto chiede il neo-cardinale George Alencherry, arcivescovo maggiore della Chiesa siro-malabarese, con base in Kerala. Il cardinale, di cui l’agenzia vaticana Fides aveva riferito un tentativo di mediazione – tramite contatti con i ministri cattolici del governo del Kerala – ha precisato suo pensiero, sempre alla Fides. “Questo episodio dev’essere investigato: se c’è un’azione colpevole, dev’essere trattata legalmente e i colpevoli devono essere puniti. Si devono rispettare pienamente verità e giustizia”. Il cardinale ha spiegato anche l’espressione, da lui usata parlando di “soluzione pacifica” alla vicenda: “Quello che intendevo dire è che auspico questo evento non diventi motivo di conflitti e di inimicizia, nelle comunità e fra le nazioni. Non ho intenzione di assumere un ruolo di mediatore nel risolvere la vicenda”.

Giovanni Di Meo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Ti potrebbero interessare anche