Cronaca

“Io, tarantino, ho raccontato il naufragio a tutto il mondo”


TARANTO – Ha raccontato ai media di tutto il mondo i soccorsi dopo il naufragio della Concordia. E’ tarantino, si chiama Cosimo Nicastro (nella foto di Riccardo Lattanzi) è un ufficiale delle Capitanerie di Porto – Guardia Costiera ed è il vice capo dell’ufficio relazioni esterne del Comando Generale a Roma. E’ anche giornalista pubblicista. Comandante, cosa ricorda di quella drammatica notte? “Venerdì 13 gennaio 2012 è una data che non dimenticherò mai. Il naufragio della Concordia all’isola del Giglio mi ha segnato. Mi capita spesso di ricordare come ho trascorso quella giornata.

E’ iniziata come tante altre, scandita da impegni professionali e personali, un venerdì come tanti altri che, all’improvviso, è cambiato drammaticamente. La sera un collega mi ha contattato al cellulare e ha cominciato a raccontarmi quello che stava accadendo davanti all’isola del Giglio: stentavo a crederci. Un nave da crociera con più di 4000 persone a bordo si era incagliata davanti al porto del Giglio e si era inclinata su un fianco. Da quel momento un mare di emozioni e di sensazioni che lasceranno una traccia profonda nella mia vita, non solo professionale, chiamato già da quella notte a raccontare ai media di tutto il mondo uno tra gli eventi più rilevanti della storia della navigazione marittima per il numero delle persone coinvolte, per le dinamiche, per la varietà dei personaggi coinvolti, per il grande interesse suscitato”. Chi l’ha contattata? “Ci hanno chiamato da tutta Europa, dagli Usa, dal Sudamerica. Servizi della Cnn, della Bbc. Mi ha intervistato anche una radio colombiana. E’ stato difficile raccontare, minuto dopo minuto, quella tragedia. Appena sono arrivato sul posto la realtà superava quello che mi ero immaginato. Sembrava la scena di un film, ma purtroppo non lo era. C’erano ancora persone a bordo del gigante ed era iniziata la corsa contro il tempo per salvare vite umane”. Cosa ha provato in quei momenti di vera emergenza? “Sapevo che il mio compito era particolarmente delicato. Dovevo fornire notizie ai media con cautela, perché tutte le fasi erano seguite minuto per minuto da milioni di persone, ma soprattutto dai familiari di chi si trovava su quella nave. Quando mi chiedevano dei morti e dei dispersi o della dinamica della tragedia mi preoccupavo soprattutto di dare notizie certe e mi imponevo di essere cauto. Pensavo ai passeggeri per i quali il sogno di una vacanza allegra e rilassante si era tragicamente spezzato. La Concordia si era inclinata a 80 gradi su un fianco. Pensavo ai passeggeri e ai loro momenti concitati, di estrema tensione”. E i soccorsi? “Sul posto, coordinati dalla Guardia Costiera di Livorno che ha assunto immediatamente la direzione delle operazioni di soccorso in mare, motovedette, rimorchiatori e traghetti. Immediato anche l’intervento degli elicotteri che si sono rivelati decisivi, insieme ai mezzi navali, per salvare quei passeggeri che, a causa dell’impossibilità dell’utilizzo delle scialuppe di salvataggio, sono rimasti intrappolati a bordo della Concordia. La mattina del 14 gennaio oltre 4000 persone si trovavano già in salvo. Pesante però il bilancio delle vittime: 17 persone hanno perso la vita e quindici risultano ancora disperse. Una vera angoscia. Sin dal mattino dopo la tragedia i sub della Guardia Costiera, dei Vigili del Fuoco, della Marina Militare, delle Forze di Polizia, hanno dato inizio alle immersioni nel relitto, difficili e rischiose, alla ricerca dei dispersi, mentre già si valutavano i piani per rimuovere dalla nave le oltre 2300 tonnellate di combustibile, grave minaccia per uno dei tratti di costa tra i più belli e incontaminati del Mediterraneo”. Per la Guardia Costiera un impegno gigantesco. “Si, ad un anno dall’altra emergenza in mare per l’Italia e cioè il grande esodo di migranti diretti via mare a Lampedusa, in condizioni drammatiche per le imbarcazioni fatiscenti utilizzate, sempre stracariche all’inverosimile. Siamo stati impegnati per mesi in difficili operazioni di salvataggio in mare, prestando soccorso ed assistenza in mare a più di 50mila persone nel corso del 2011. Le cronache dell’isola del Giglio e di Lampedusa fanno capire quanta professionalità vi sia in Italia, nell’affrontare situazioni, anche così eccezionali, di emergenze in mare. Vi sono uomini addestrati a salvare vite umane in mare, in un area molto vasta che si estende, in alcuni casi, ben oltre le nostre acque territoriali. Non solo operazioni di soccorso, perchè le Capitanerie di Porto – Guardia Costiera operano anche per la tutela dell’ecosistema marino e del nostro patrimonio ittico. Gli uomini di mare si riconoscono proprio dal profondo rispetto che hanno verso l’ ambiente. “Si, è vero: chi fa il nostro mestiere lo fa con convinzione, ed è sorretto da una grande passione per il mare. Io ad esempio ho fatto per due anni l’avvocato ma quando mi si è presentata l’occasione ho partecipato ad un concorso nella Marina Militare, nel Corpo delle Capitanerie di Porto-Guardia Costiera e l’ho vinto. Da sei anni lavoro al Comando generale delle Capitanerie di Porto, dopo aver svolto servizio per sette anni presso la Capitaneria di Bari e dopo aver diretto la Capitaneria di Porto di Sanremo. Sono entusiasta di questo lavoro che non smette mai di regalarmi grandi soddisfazioni”. Giovanni Nicolardi

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