22 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 21 Aprile 2021 alle 16:13:38

Cronaca

“Dalla parte dei poveri”


TARANTO – Con il sacro rito delle Ceneri, celebrato ieri, si entra nel tempo penitenziale della Quaresima. L’arcivescovo mons. Filippo Santoro ringrazia per la grande accoglienza della città e della diocesi. Forte di questo affetto, chiede a tutti un impegno serio a servizio dei poveri e, facendo sue le Parole del Santo Padre, che questo tempo sia propizio perché la Chiesa si rinnovi dal suo interno, operi una purificazione profonda perché si conformi alla mentalità di Cristo e non si lasci affascinare dalle logiche mondane delle apparenze del potere e del denaro.

Di seguito il testo del messaggio per la Quaresima 2012. “Dalla parte dei poveri non si sbaglia mai”. Carissimi fratelli e sorelle, la mia prima lettera alla comunità diocesana vi giunge all’inizio del tempo forte della Quaresima, un tempo fecondo di fede e di conversione. LA GRATITUDINE E LA GIOIA PER LA VOSTRA ACCOGLIENZA Sono molto grato a tutta la città e l’arcidiocesi di Taranto per l’accoglienza gioiosa, piena di fede e di entusiasmo che mi ha offerto nell’inizio del mio ministero come successore di San Cataldo. Ringrazio di cuore i sacerdoti, le autorità, civili e militari, e tutti i fedeli per il grande impegno manifestato in questa occasione e che è stata un vero annuncio di speranza per tutte le persone della nostra terra. Vi ho portato l’abbraccio di Cristo e mi sono sentito abbracciato sin dal suggestivo arrivo per mare; all’incontro con le autorità e i giovani in Piazza Castello; nel passeggio che lungo via Duomo mi ha condotto in Cattedrale, dove ho incontrato gli ammalati e il Capitolo Metropolitano e ho venerato le reliquie di San Cataldo; per terminare con la bellissima liturgia di insediamento nella Concattedrale, Gran Madre di Dio. Venendo dal mare, come san Cataldo, ho volutamente, più volte, ricordato che il nostro obiettivo è rendere possibile l’incontro con Cristo come una esperienza attraente, viva e interessante, come accadeva con le persone che incontravano Gesù. In ogni piega, in ogni volto, Gesù incarnato manifesta la sua vicinanza, il suo incoraggiamento e il suo abbraccio. Dal canto mio, come la Vergine Santa, metto ogni dono, l’uno accanto all’altro, nel mio cuore (Lc 2,19), perché dal tesoro della nostra Chiesa, cose antiche e cose nuove (Mt 13,42) continuino a germogliare e sempre ci raccontino l’amore del Padre. TANTE LE DOMANDE. UNA SOLA LA RISPOSTA Nelle tante occasioni degli incontri sia pubblici che privati, ho ricevuto tante sollecitazioni. Ho visitato gli ammalati, i detenuti, la mensa dei poveri, i pescatori, gli operai dell’Ilva, la Polizia di Stato, i carabinieri, le guardie municipali, la Marina, i musei ed ora comincio la visita alle scuole. Senza contare gli incontri con le vicarie, i seminaristi, i catechisti, i movimenti, le confraternite e i fedeli laici di ogni condizione. Quante domande si rivolgono al vescovo! Le più disparate, che partono dalle difficoltà di ognuno e dalla crisi che attraversiamo; ed è giusto che sia così. Anche se le richieste sono tante e molteplici il pastore può dare una risposta sola, la più vera, la sola necessaria: aprite il cuore a Gesù Cristo morto e risorto, che ci viene incontro attraverso persone concrete nella comunione della Chiesa, ed offrite, soprattutto ai più poveri l’abbraccio della nostra solidarietà. LE NOSTRE MANIFESTAZIONI DI FEDE SENZA LA CARITA’ SONO LETTERA MORTA Vorrei che le nostre parrocchie non rimanessero spettatrici della grave crisi economica e delle povertà che si moltiplicano sotto i nostri occhi, ma che mostrassero creatività, coraggio e intelligenza nelle opere di bene e di solidarietà. Dalla parte dei poveri non si sbaglia mai! In questo tempo santo, nel quale contempliamo più che mai il Cristo sofferente specie nei numerosi esercizi di pietà, come nella Via Crucis, non dobbiamo rimanere indifferenti al fatto che il Signore si lega a questo mondo salvandolo. Egli si lega ai malati, ai carcerati, alle persone tormentate dagli spiriti cattivi, alla terra e ai sassi che tocca cadendo sotto la croce, alle frustate che riceve, alle braccia forti del Cireneo, agli schiaffi dei soldati, alle lacrime delle pie donne. Poi stende le braccia sul legno e lì tutto compie, tutto ama, tutto salva. E a tutti offre la salvezza. A noi Gesù, chiede altrettanto. Le nostre manifestazioni di fede senza la carità sono lettera morta (Cfr Gc 2,26). Ma se operiamo la Carità Dio avrà misericordia anche per le nostre povere vite per le nostre debolezze e fragilità (cfr 1Pt 4,8). Ora cominciamo il grande tempo che ci prepara alla Pasqua del Signore, periodo in cui la Chiesa si veste di sacco e nella quotidianità cerca di rinnovare il cuore, purificandolo al fuoco del perdono, perché la Risurrezione invada la nostra vita. LASCIAMOCI CONVERTIRE DALL’AMORE DI DIO La Quaresima è un tempo di grazia in cui Cristo ci guarda con un amore speciale perché siamo deboli, fragili e peccatori. Il suo sguardo mette in moto in noi un processo di conversione. C’è sete di vita buona. L’uomo si sente felice quando percepisce di non essere orfano, di essere oggetto di uno sguardo di predilezione da parte di Gesù che continua a cercare e ad incrociare lo sguardo di ogni persona attraverso i nostri occhi, gli occhi di chi crede. A partire dallo sguardo di Cristo verso di noi nasce il nostro sguardo per Lui. Questa è la conversione: da uno sguardo posato appena sul nostro interesse individuale e sul vuoto del mondo, purificare il nostro sguardo su Gesù che ci ama e si dona totalmente a noi. È da qui nasce che poi una sincera carità tra noi. Questo ci rende missionari, non seguendo un progetto o una strategia, ma semplicemente comunicando agli altri il gran bene che Dio ci vuole. Il tempo del deserto richiama a noi il primato della Parola, dello sguardo a Cristo, della conversione a Lui e della carità che si fa condivisione e solidarietà. Il Santo Padre, sempre nel messaggio indirizzato alla Chiesa Universale, per questa Quaresima 2012, ci invita anche a non tacere di fronte al male, a riscoprire la nostra missione profetica, che per amore del popolo di Dio è capace anche di correggere e di ammonire a partire dall’interno, da fratello a fratello. La responsabilità verso il prossimo significa allora volere e fare il bene dell’altro, desiderando che anch’egli si apra alla logica del bene; interessarsi al fratello vuol dire aprire gli occhi sulle sue necessità. CONFIGURARCI A CRISTO Fratelli e sorelle, il Regno di Dio soffre violenza (Cfr Mt 11,12). La violenza di una mentalità secolarizzata e anticristiana. Ma la storia della comunità apostolica ci insegna anche che il tradimento viene dall’interno. La Quaresima, quindi, sia un tempo di purificazione dal di dentro della nostra comunità ecclesiale, perché possiamo abbandonare gli schemi del peccato, la mentalità del male, i metodi e i sistemi di chi tiene al potere e al denaro. La Chiesa di Taranto si configuri a Cristo soltanto. È il periodo in cui dobbiamo rinnovare il nostro sì al Signore, per amare quel mondo che il Signore ha tanto amato (Cf. Gv 3). Vi auguro i buoni frutti della Quaresima, la conversione innanzitutto, il desiderio appassionato di risorgere, la virtù della correzione fraterna e il bisogno di annunciare a tutti che Dio ci ama e ci perdona! Cominciamo a “consumare la suola delle scarpe” e a sviluppare opere di solidarietà secondo la grande tradizione della Chiesa tarantina. La Quaresima è un tempo di grazia e di lotta; non è il tempo del riposo ma del cammino e della missione per poter vivere la grande esperienza della Resurrezione. Con l’abbraccio e la benedizione del vostro padre e pastore.

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