18 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 18 Aprile 2021 alle 17:24:06

Cronaca

Inceneritore nuovo di zecca. L’ultimo regalo di Vendola


TARANTO – Un nuovo inceneritore nella zona industriale di Taranto. E’ il regalo di Vendola per i tarantini. La Valutazione d’impatto ambientale è arrivata con la pubblicazione sul Burp dello scorso 9 febbraio. Comune e Provincia hanno preferito non esprimersi. Un silenzio assenso che ha sancito il via libera all’azienda.

“Il dirigente del servizio Ecologia della Regione determina di esprimere, in conformità a quanto disposto dal Comitato Regionale per la V.I.A. nella seduta del 21.12.2011, parere favorevole di compatibilità ambientale per il progetto concernente la realizzazione di un impianto di stoccaggio ed incenerimento di rifiuti pericolosi e non pericolosi all’interno dell’impianto industriale esistente, sito in Taranto alla località Santa Chiara, proposto dalla S.r.l., con sede legale in Taranto, C.da S. Chiara XX^ Strada Consortile – Z.I. -, nella persona del suo amministratore unico”. L’impianto della Ecodi srl (nella foto) ha capacità di smaltimento di 8.500 tonnellate all’anno e sarà utilizzato per lo stoccaggio e l’incenerimento di rifiuti pericolosi e non pericolosi. Ma ecco nel dettaglio le specifiche dell’impianto per il quale la Regione ha dato la Via. “L’accesso all’impianto avviene dalla strada di bretella tra la Strada Statale Appia, n. 7 (E 843) e la Strada Statale n. 106 Taranto – Reggio Calabria. L’attività in argomento – si legge nella sintesi non tecnica della Ecodi – occupa una superficie complessiva di circa 7.219 mq (area recintata), di forma quadrata e ricadente in “Zona Industriale – C1”, così come individuato dal Piano Urbanistico Generale, adottato dal comune di Taranto. L’impianto è inserito in un contesto altimetrico pianeggiante, a circa 10 m s.l.m., trovandosi a 1,5 km dall’area del porto industriale del comune di Taranto. L’impianto per l’esercizio dell’attività in esame è già stato realizzato ed è attivo dal 1998; il progetto in esame prevede l’affiancamento di un secondo inceneritore a quello già esistente. In particolare – dicono dalla Ecodi – l’area è circondata da una serie di attività industriali: a nord e nord, est è presente lo Stabilimento Siderurgico dell’Ilva; a est si colloca l’industria cementiera della Cementir; a sud e a sud ovest ritroviamo l’impianto di raffinazione e l’area di deposito di proprietà dell’Agip; a ovest e nord ovest è presente un’ulteriore zona industriale. L’area è urbanizzata con la presenza di strade, energia elettrica, telefono, fogna bianca, mentre è priva di fogna nera. E’ possibile suddividere l’intera area dell’impianto in tre zone: Impianto M1 – Linea ROT 450; Impianto M2 – Linea ROT 600; Impianto M3 – Lavacassonetti. Inoltre l’impianto è provvisto di: Pesa per il materiale in ingresso all’impianto; Capannone per il personale addetto alla gestione dell’impianto, con uffici, laboratorio analisi, area mensa, spogliatoio e magazzino; Fossa Imhoff per i servizi igienici; Serbatoio di accumulo dell’acqua e riserva idrica antincendio; Un’area dedicata al deposito preliminare dei rifiuti da smaltire (l’area è distinta per tipologia di rifiuti – rifiuti pericolosi e non pericolosi; rifiuti solidi e rifiuti liquidi); Un’area di deposito dei rifiuti eventualmente prodotti dalle operazioni di incenerimento (ceneri pesanti e fanghi e liquidi di lavaggio esausti); Deposito GPL”. Questo il progetto che prevede la realizzazione del quarto inceneritore a Taranto. Sempre a ridosso della zona industriale. Nei prossimi giorni cercheremo di fare luce sulle eventuali responsabilità degli enti locali che hanno evitato di esprimersi su quel progetto spianando la strada alla realizzazione di un inceneritore con una capacità di smaltimento di 8.500 tonnellate l’anno.

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