17 Settembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 16 Settembre 2021 alle 19:50:29

Cronaca

Ilva al bivio, ora Ronchi sceglie il silenzio

Il sub-commissario, in bilico dopo l’addio di Bondi, parlerà solo giovedì in una conferenza stampa


La struttura sub-commissariale è “in stand-by” dal 6 giugno scorso, quando si è insediato il nuovo commissario Piero Gnudi. Dalla Fondazione per lo sviluppo sostenibile dicono che Edo Ronchi “non parlerà sino a giovedì, quando si terrà una conferenza stampa”.

Insomma, la consegna è quella del silenzio, poi il sub-commissario per l’Ilva, Edo Ronchi, racconterà la sua verità ai giornalisti, a Roma, mentre a Taranto, in quelle stesse ore, prenderà il via l’udienza preliminare in cui è sfociata l’inchiesta Ambiente Svenduto, quella sul disastro ambientale causato proprio dal Siderurgico.

Che proprio per motivi ambientali è stato commissariato, con le chiavi dell’azienda fornite dall’allora premier Letta a Enrico Bondi, non confermato da Renzi.

Ora tocca a Piero Gnudi, ex uomo forte dell’Iri che gestì l’acciaio di Stato e che domani sarà a Taranto, in fabbrica. Ma a Gnudi quello che si chiede è essenzialmente un ruolo di raccordo con le banche, che non gli sono affatto ostili, e magari di gestione del passaggio di mani definitivo della più grande acciaieria d’Europa, le cui quote di maggioranza sono ancora detenute in larghissima parte dalla famiglia Riva.

In primo piano resta l’emergenza liquidità,  con gli stipendi di maggio sono stati pagati ai dipendenti alla scadenza regolare (12 giugno), mentre restano da sciogliere le questioni relative ai crediti delle imprese appaltatrici e dell’indotto e alle risorse che servono per il risanamento ambientale del siderurgico.

I costi per l’attuazione dell’Aia sono stimati in 1,8 miliardi di euro. Qui la storia si intreccia con il futuro di Ronchi, il quale per rispondere positivamente alla richiesta del governo di restare in sella ha chiesto garanzie precise per le risorse sull’ambientalizzazione.

Facile capire come la sua scelta di andarsene, o di restare, sarà una cartina di tornasole importante per capire l’aria che tira attorno all’Ilva ed al ciclopico progetto di rendere eco-compatibile una fabbrica come quella che incombe alle porte di Taranto. In quanto al prestito-ponte, destinato nelle intenzioni a garantire la sopravvivenza del Siderurgico in attesa di tempi migliori, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Graziano Delrio, incontrando giorni fa a Palazzo Chigi il sindaco di Stefàno, il deputato tarantino del Pd, Michele Pelillo, ed il presidente del Pd pugliese, Michele Emiliano, ha detto che Gnudi ha il “profilo giusto” per il confronto con le banche. Ma, ora come ora, l’Ilva resta al bivio. Insieme all’ambizioni di risanarla, e renderla sì produttiva, ma non più inquinante.

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