Cronaca

Il silenzio degli Enti locali. Incapacità o interessi privati?


TARANTO – “Il Comune e la Provincia dovevano (perché il loro parere è stato richiesto più volte) e potevano dare un segnale politico forte ma non avendo effettuato nessuna osservazione, ne tantomeno opposizione a tale progetto, l’iter è andato avanti comunque: Come mai questa “svista” da parte degli Enti Locali? Semplice negligenza? Incapacità di fare delle osservazioni al progetto?, Mancato coraggio nel difendere un territorio già devastato dalla miopia politica e dagli interessi privati o cosa altro? I rifiuti non si bruciano, si riciclano”.

Parte da questo assunto l’intervento di “Meet Up 192 Amici di Beppe Grillo Taranto” in riferimento all’autorizzazione concessa dalla Regione Puglia per la realizzazione di un impianto di stoccaggio e incenerimento (nella foto) nella zona industriale di Taranto. Sul progetto della Ecodi srl, si è registrato il silenzio assenso di Comune e Provincia che hanno scelto di non esprimere alcun parere. “La Regione – si legge nella nota degli Amici di Beppe Grillo – ha rilasciato parere favorevole di compatibilità ambientale all’Impianto di stoccaggio e incenerimento di rifiuti pericolosi e non pericolosi da 8.500 tonnellate/annue in contrada Santa Chiara, zona che si colloca nel mezzo delle attività industriali a poche migliaia di metri dal quartiere Tamburi. Ci preme sottolineare che esistono già altri inceneritori operativi sul territorio tarantino, e questi hanno tutti il benestare regionale; l’inceneritore di Massafra di proprietà della società Appia Energy, del gruppo Marcegaglia, alimentata da una quantità di CDR e Agrocombustibili pari a 100.000 t/anno, avviato nel 2002 e autorizzato il 18-01-2008 (Rapporto Rifiuti Urbani 2011 Ispra) che attualmente sta richiedendo l’Aia e la compatibilità ambientale per il raddoppio di una nuova linea per bruciare una quantità di rifiuti speciali pari ad altri 100.000 tonnellate/anno (Bol. n. 24 del 16- 02-2012 Regione Puglia); l’inceneritore di Taranto, proprietà Amiu SpA, società a intero capitale del Comune di Taranto ma che al pari di ogni SpA persegue le finalità di dividere gli utili a fine anno, per cui il Commissario Delegato per l’Emergenza Ambientale in Puglia (Vendola) ha rilasciato l’autorizzazione definitiva all’esercizio (Decreto n.l24/CD/R del 22 maggio 2006) con capacità autorizzata a 102.000t/a (Rapporto Rifiuti 2011 Ispra) il nuovo cementificio della Cementir Holding, gruppo Caltagirone, con l’autorizzazione a bruciare CDR fino a un quantitativo di 51.500 tonnellate/anno (Bol. n. 175 del 10-11-2011 Regione Puglia) Tutto ciò a fronte di una produzione totale dei Rifiuti Urbani dell’intera provincia di circa 326.000 tonnellate di rifiuti annui (Rapporto Rifiuti Urbani 2011 Ispra)”. Secondo i “grillini” i conti non tornano “per cui ci apprestiamo ad avere impianti con capacità di bruciare molti più “rifiuti” rispetto a quanti ne producano i cittadini della provincia. Sarà forse per questo che la raccolta differenziata è a percentuali imbarazzanti e ben al di sotto del 15% (Dati raccolta R.S.U. per ATO – Anno 2011 )? Sarà forse per questo che la produzione pro-capite di rifiuti è di 563 kg/annue a cittadino (Rapporto Rifiuti Urbani 2011 Ispra) e non vi è nessuna iniziativa amministrativa votata alla diminuzione a monte della produzione dei rifiuti così come ci impongono le direttive quadro Europee? Va da se che se meno rifiuti si producono, più si differenzia, si ricicla e si recupera e quindi meno rifiuti sono diretti allo smaltimento in inceneritori e discariche. Ma a Taranto l’amministrazione comunale, provinciale e regionale sembra che vogliano relegare questo territorio a smaltimento perpetuo dando precedenza all’incenerimento e al conferimento in discarica; non dimentichiamo – continuano gli Amici di Beppe Grillo – che in questa “terra jonica” vi sono anche le 3 discariche di rifiuti speciali a Statte, Lizzano e Grottaglie e quella di rifiuti speciali pericolosi all’interno dell’Ilva. I rifiuti di chi dobbiamo ancora accogliere? In questo scenario preoccupante dove sembra che non vengono considerate la somma degli impatti totali delle fonti di emissione, ci si aspetterebbe molto dagli enti locali, a maggior ragione quando ci professa come “ecologisti” e sensibili ai “problemi ambientali”. Accogliamo e rilanciamo la proposta di Peacelink di “concentrare l’intelligenza e l’indignazione collettiva della cittadinanza” a fare opposizione al rilascio dell’AIA. E’ il momento di dire basta “al destino di pattumiera” a cui ci hanno relegato le amministrazioni dell’ultimo ventennio. Il “presente” deve lavorare per pianificare il riciclo totale”.

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