Cronaca

“Posso chiudere l’Ilva”. Tutti contro Stefàno


TARANTO – “Non è in questa maniera che si può affrontare una tematica complessa come l’ambientalizzazione del più grande stabilimento siderurgico d’Europa. Si sta giocando con questioni serie, mettendo in moto dei meccanismi che poi bisogna saper gestire”. E’ la posizione di Confindustria Taranto in merito all’ordinanza con la quale il sindaco, Ippazio Stefàno, ha dato trenta giorni all’Ilva per ‘adottare una serie di provvedimenti per limitare o abbattere le emissioni nocive’, minacciando, ‘in caso di mancata osservanza, di sospendere l’attività dello stabilimento’.

“Siamo molto preoccupati” dicono dall’associazione di via Dario Lupo “anche perché ogni volta che si fanno dei passi in avanti sulla strada della compatibilità ambientale dello stabilimento – su tutti l’Aia, l’autorizzazione integrata ambientale – subentrano fatti che sembrano far ricominciare tutto daccapo”. Sino a questo momento, l’ordinanza firmata dal primo cittadino ha avuto come risultato quello di compattare in un fronte unico gli industrali, i sindacati e la galassia degli ambientalisti ionici. Infatti, sono critiche le voci che si levano dalle sigle sindacali: “E’ necessario senso di responsabilità. L’Ilva deve fare tutto ciò che è nelle sue possibilità per rendere la fabbrica ecocompatibile, ma è necessario salvaguardare ambiente, salute e lavoro. Attenzione a minacciare la chiusura dello stabilimento” è quanto hanno dichiarato, tramite loro rappresentanti, la Uilm e la Fim Cisl. Dure le reazioni degli ambientalisti. “Una finta ordinanza, con la quale il sindaco sembra voler prendere in giro la città” è la definizione, netta, di Daniela Spera. “Si tratta di un’azione inefficace perché dalla perizia emerge come la situazione non sia sanabile in trenta giorni. Stefàno, inoltre, fa finta di non sapere che il provvedimento è impugnabile dall’azienda. Evidentemente lui si sente alle strette, ma un’ordinanza come quella non ha senso. Avrebbe fatto miglior figura, a questo punto, a scrivere una delle letterine a cui ci ha abituato” chiosa l’esponente di Legamjonici. Di “chiara mossa elettorale” parla Fabio Matacchiera. “Stefàno non si è mai occupato della situazione ambientale. Lo fa adesso, a pochi mesi dalle amministrative. Può far presa su chi non conosce la questione ambientale, ma chi da anni studia queste tematiche non si fa prendere in giro”. “Queste sue prescrizioni e osservazioni le avrebbe potute, anzi dovute fare, in sede di discussione Aia e invece non le ha mai presentate. Tornando alla sua tardiva ed ambigua ordinanza, tra le altre cose (sembra più una mossa pre-elettorale), manca un ordine perentorio e preciso, i termini che utilizza (‘lungo periodo’, ‘breve periodo’, ‘tecnicamente adeguato’) non impongono nulla di preciso” si legge in una lettera a Stefàno di Gregorio Mariggiò, Ecologisti e Reti Civiche – Verdi Europei. Chiara la valutazione di Rosella Balestra, Comitato Donne x Taranto: “Signor Sindaco, lei è davvero molto in ritardo rispetto a quanto avrebbe potuto fare e non ha fatto per tutelare la salute dei nostri figli. L’ordinanza che ora emana (ottima mossa pre-elettorale) a noi non ci ‘incanta’. E’ ancora il segnale di chi non vuole assumersi fino in fondo responsabilità e non voglia agire con determinazione e coraggio. Come donna di questa Terra, mi sarei aspettata una mossa più forte, coraggiosa e coerente, tutte cose che certamente non mi aspetterò oltre”. “L’ordinanza del sindaco è tardiva, un’ammissione che le decisioni del Comune sono l’effetto della spinta della Magistratura” è il giudizio di Alessandro Marescotti.

Giovanni Di Meo

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