21 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 21 Aprile 2021 alle 15:24:44


TARANTO – Stop alla costituzione di parte civile chiesta dal Comune. E’ l’importante decisione che ha caratterizzato l’udienza di oggi, in tribunale, per la vicenda swap. Palazzo di Città aveva chiesto di costituirsi nel procedimento durante la scorsa udienza, ma la richiesta è stata rispedita al mittente. Alla base della decisione alcune procedure amministrative giudicate non corrette, a causa anche dello smantellamento dell’ufficio legale dell’ente civico. Un provvedimento che potrebbe ripercuotersi anche sugli altri processi che vedono interessato il Comune.

Nello specifico del ‘caso swap’, sono dodici gli imputati sotto processo. Il gup Valeria Ingenito, accogliendo la richiesta del pubblico ministero Remo Epifani, aveva rinviato a giudizio l’ex sindaco Rossana Di Bello, dieci assessori della Giunta della prima legislatura, Antonio Di Cuia, Anselmo Nevoli, Clara Funiciello, Filippo Condemi, Emma Scarfato, Emanuele Basile, Maddalena Bianchi, Nicola Catania, Nicola Infesta, Michele Di Fonzo e il dirigente comunale Nicola Gravina. Tutti rispondono di abuso d’ufficio in concorso per aver dato vita ad operazioni finanziarie comunemente note come swap ritenute illegittime dall’accusa. La Giunta approvò una delibera per il ricorso a questo tipo di strumenti cosiddetti di finanza derivata al fine di contenere l’inde-bitamento del Comune. Il contratto con l’istituto di credito, sostiene l’accusa, fu stipulato in violazione delle norme che regolano l’attività degli enti locali. In considerazione della scadenza del contratto (il 2029), l’operazione avrebbe inciso sui bilanci futuri, quindi il Consiglio comunale avrebbe dovuto esprimersi sul varo dell’operazione in quanto organo competente in materia di piani finanziari.

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