18 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 18 Aprile 2021 alle 12:17:53

Cronaca

“Nessuna lobby delle imprese che lavorano per Eni”


Riceviamo e pubblichiamo.

Gent.mo Direttore, in relazione a considerazioni estremamente superficiali ed inopportunamente ambigue contenute in alcuni articoli sul c.d. “Affare Eni” (comparsi nei giorni scorsi sul giornale da Lei diretto), si rendono necessarie alcune precisazioni. La Cestaro Rossi & C. S. p. a. è stata costituita oltre 90 anni fa e da più di mezzo secolo è inserita nelle ‘vendor-list’ delle principali Società petrolifere, petrolchimiche ed elettriche operanti nel nostro Paese; ha sempre lavorato su tutto il territorio nazionale ed attualmente sta cercando di incrementare l’attività all’estero, sinora abbastanza occasionale.

La nostra Società è presente da circa tre decenni presso la raffineria di Taranto, con un organico composto per circa il 70-75% da impiegati e maestranze locali, la cui anzianità aziendale media è superiore ai 18 anni. Questi elementi – da soli – avrebbero dovuto sconsigliare ogni sterile polemica sul presunto carattere ‘esogeno’ della Cestaro Rossi rispetto al territorio tarantino; invece l’articolista incalza, richiamando (con evidente spregio della logica) un accordo sottoscritto in Basilicata per l’affidamento degli appalti regionali Eni ad imprese lucane: ma la raffineria di Taranto e la Cestaro Rossi non sono forse entrambe realtà industriali della stessa regione? Il Suo giornale, comunque, va ancora oltre e sconfina nell’elaborazione di teoremi falsi quanto ingiuriosi, iscrivendo la nostra (ed un’altra Società nostra concorrente) in una inesistente ‘lobby’ delle imprese appaltatrici Eni, per giunta ‘sponsorizzata’ da fantomatici ex-dirigenti Eni. Come già affermato, la Cestaro Rossi è iscritta negli Albi Nazionali dei Fornitori Eni da oltre 50 anni e, ad ogni gara di appalto per i contratti – quadro pluriennali di manutenzione meccanica degli impianti, deve confrontarsi ( a Taranto come altrove) con altre Imprese vantanti analoga qualifica, cercando di coniugare l’offerta del miglior servizio tecnico con il prezzo più competitivo. Non sempre gli esiti sono quelli sperati; proprio presso l’Eni di Taranto, da circa due anni, le attività di manutenzione meccanica (sino ad allora gestite dalla nostra e da un’altra Società concorrente), sono svolte con l’intervento di un terzo Appaltatore e lo scorso anno la nostra controllata Impiantistica Traversa S.r.l. ha perso (dopo numerosi anni di ininterrotto lavoro) la gara per il rinnovo del contratto-quadro di manutenzione elettrica ed elettrostrumentale degli impianti. Presso la raffineria jonica numerose altre attività specialistiche sono gestite da Imprese nazionali ed internazionali ( situazione – per quanto di nostra conoscenza comune a tutte le Raffinerie italiane ed estere, che selezionano le Imprese appaltatrici in base a rigorose qualifiche tecniche ed all’aggiudicazione di gare, indipendentemente dalla loro origine geografica). E’ giusto preoccuparsi delle ricadute economiche ed occupazionali sul territorio all’interno del quale sono presenti grossi siti industriali, ma andrebbero evitati toni banalmente campanilistici, preoccupandosi piuttosto di verificare le relazioni effettivamente costruite dalle Imprese appaltatrici con il sistema economico locale e – soprattutto – l’impegno ad assumere e formare Maestranze locali; perché allora segnalare alla pubblica opinione solo due delle aziende operanti presso la Raffineria Eni di Taranto (la nostra Cestaro Rossi e la concorrente Officine tecniche De Pasquale), per giunta da decenni radicate nel territorio tarantino e comunque pugliesi? Destituita di ogni fondamento, infine, è l’affermazione (ipocritamente definita indiscrezione), che ai vertici della nostra Azienda ci sarebbero ex dirigenti dell’Eni. Una semplice visura camerale avrebbe evidenziato che la totalità del capitale sociale della Cestaro Rossi è nell’esclusivo possesso della famiglia Dalla Serra, diretta discendente del fondatore Sigismondo Cestaro; la stessa visura avrebbe poi consentito di verificare che l’Azienda è amministrata dalla stessa famiglia proprietaria. La lesività di questa insinuazione ci costringe a preannunciare il ricorso a strumenti di tutela legale, salvo, naturalmente, una secca smentita delle gravi illazioni da parte del suo giornale. A Sua disposizione per ogni eventuale chiarimento e comunque apprezzando il lavoro di inchiesta – in altre occasioni corretto – che Taranto Sera produce, cogliamo l’occasione per porgerLe i nostri saluti.

Dott. Fabio Dalla Serra

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