26 Settembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 25 Settembre 2021 alle 22:33:00

Cronaca

Marò, ore drammatiche. No al carcere


TARANTO – Il giorno più lungo, per Massimiliano Latorre e la sua famiglia. C’è ansia per la sorte del fuciliere tarantino in stato di fermo in India, insieme al collega barese Salvatore Girone. I due sono accusati della morte di due pescatori, scambiati per pirati, uccisi in uno scontro a fuoco il 15 febbraio. Oggi i giudici dell’Alta Corte del Kerala, lo stato meridionale in cui è avvenuto l’incidente, sono chiamati ad esprimersi su tre questioni-chiave nel caso. La giurisdizione, prima di tutto, ovvero se deve essere l’India o l’Italia la ‘sede’ del processo.

Un passaggio cruciale, fosse solo perchè in India per questi reati vige la pena di morte. Sul tavolo, poi, ci sono le prove balistiche: si decide se gli italiani possono o meno assistere al prosieguo degli esami balistici, dopo aver partecipato soltanto al sequestro delle armi a bordo. Evitato, invece, il rischio del carcere. Ed era il terzo, importantissimo punto. Le agenzie di stampa in tarda mattinata hanno battuto la notizia che “i due marò italiani, indagati dalle autorità indiane per la morte di due pescatori, resteranno in custodia della polizia fino al 5 marzo. Lo ha disposto un magistrato di Kollam. I due militari evitano così per il momento il carcere. Da decidere ancora se gli esperti italiani potranno assistere a ogni fase della perizia balistica sulle armi sequestrate a bordo della Enrica Lexie”. Era stata paventata la possibilità di trasferimento dei due militari nel carcere centrale dello Stato, da Kochi a Trivandrum. Stamane i giornali indiani riportavano notizia della richiesta del capo della polizia del Kerala, Jacob Punnoose, di tramutare lo stato di fermo in un vero e proprio arresto giudiziario, togliendo ai due militari il privilegio di questa sorta di ‘arresti domiciliari’ in cui ricevono di continuo l’assistenza degli ufficiali della Marina Militare e dove hanno incontrato anche il ministro degli Esteri, Giulio Terzi. Ieri sera il ministro ha proseguito il suo viaggio di Stato, passando dal Vietnam a Singapore, ma ha continuato a seguire il caso dei due marò. Quando ha avuto notizia del fatto che gli indiani avevano bloccato la partecipazione degli esperti dei carabinieri alle prove balistiche, ha rilasciato una dichiarazione pesante. “Se i nostri esperti non ci sono, non abbiamo garanzie. Queste continue novità sul piano procedurale e legale non sono assolutamente un segnale positivo”. Queste le parole attribuite al ministro. La polizia indiana, da quanto riportato su alcuni organi di stampa, sta valutando anche se mettere sotto inchiesta il comandante della nave Enrica Lexie, Umberto Vitelli. La petroliera è ancora ancorata al largo di Kochi, bloccata dalla polizia indiana, e potrebbe lasciare l’India solo dopo il versamento di una cauzione che non avrebbe influenza con gli aspetti penali dell’inchiesta. Le autorità asiatiche fanno trapelare notizie sulla possibilità di incriminare, e quindi arrestare, anche Vitelli, in quanto responsabile di tutto quanto è accaduto a bordo delle Lexie il pomeriggio quel maledetto 15 febbraio. Intanto, ed è notizia di questa mattina, altroi due pescatori sono stati uccisi al largo del kerala da una nave mercantile che ha travolto la loro barca e non si è fermata ad offrire assistenza. Ci sono altri 4 pescatori dispersi e 4 feriti seriamente. Un nuovo caso che rischia concretamente di agggiungere tensione nella vicenda che ruota attorno alla Lexie, complicando i negoziati tra Italia ed India.

Giovanni Di Meo

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