22 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 21 Aprile 2021 alle 16:13:38

Cronaca

Eni, ecco tutte le aziende non tarantine


Riceviamo e pubblichiamo.

Abbiamo letto, qualche giorno fa su TarantoSera, un articolo in cui l’assessore regionale al Bilancio Michele Pelillo, denunciava un sistema di appalti all’interno della Raffineria Eni di Taranto che non teneva conto delle esigenze e delle aspirazioni delle aziende tarantine raccogliendo il loro sfogo e facendosi interprete delle loro istanze, mettendo in rilievo come, a suo dire, ci sarebbe una lobby che privilegia due aziende che operano all’interno di quel sito: la Cestaro-Rossi e la De Pasquale.

Per completezza di informazione facciamo notare che negli ultimi due anni sono entrate all’interno della Raffineria altre aziende che provengono dall’esterno del nostro territorio e più precisamente: Tecnomec (Bari); Amarù (Sicilia); Impes (Basilicata) che sono andate ad aggiungersi ad aziende che da anni operano in quel sito come Sud Elettre (Basilicata); Ascom (Milano); Rendelin (Campania); Icos (Cesena). Ci domandiamo, dov’era quando tutto questo è avvenuto. Sarebbe opportuno che l’assessore Pelillo si interessasse non solo delle aziende tarantine ma anche dei lavoratori della nostra provincia. Molte delle aziende sopra citate, infatti, operano prevalentemente con maestranze che provengono da fuori provincia e da fuori regione. Anche questo sarebbe un modo per mostrare sensibilità alle esigenze territoriali. Sempre per completezza di informazione bisognerebbe rivolgere lo sguardo in tutta la nostra area industriale dove non ci sembra che la cosa funzioni in un modo diverso. Basta guardare le aziende di appalto che operano nell’Arsenale militare dove il sistema non privilegia le aziende del territorio e dove abbondano le maestranze provenienti da fuori provincia. Per non parlare dell’Ilva, area in cui pullulano aziende provenienti da tutta Italia e dove accade che il colosso siderurgico, in eccesso di generosità verso il nostro territorio, si fornisca fino alla carta igienica da fornitori del nord Italia. Per quanto riguarda le due aziende incriminate, bene ha fatto il Presidente della sezione metalmeccanica di Confindustria di Taranto Vincenzo Cesareo, a distinguere tra le aziende che vengono da noi per mordere e fuggire e quelle che hanno dato dignitosa continuità occupazionale negli ultimi trent’anni. Non ci risulta che siano molte le aziende del territorio che negli ultimi decenni hanno potuto offrire le stesse garanzie. La invitiamo a fare un’indagine a 360 gradi per capire quali e quanti lavoratori nel nostro territorio operano in aziende che offrono queste garanzie. Aziende come la De Pasquale che operano su tutti il territorio nazionale e non solo nel circuito Eni e non facendo i lavori più disparati come lei asserisce, ma interventi specializzati nel campo della meccanica, tubisteria e carpenteria non possano essere solo espressioni di lobby se non garantiscono qualità. Su una cosa siamo d’accordo con lei: sulla mancanza di capacità sul nostro territorio di fare squadra quindi anche della sua incapacità, visto che da anni è un uomo politico di spicco del nostro territorio e che guarda caso con tutto quello che succede in tutta la nostra area industriale, lei si concentra su due aziende e lo fa solo oggi. Tutto ciò non ci convince molto.

I lavoratori della De Pasquale

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