27 Ottobre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 27 Ottobre 2020 alle 17:42:13

Cronaca

Ilva, scatta l’ora dello sciopero: tra pro e contro

Gli edili: saremo al fianco degli operai. I liberi e pensanti: “boicottiamo l’iniziativa”


Scatta l’ora dello sciopero all’Ilva. Fim, Fiom e Uilm hanno indetto per domani una giornata di protesta.

Un’iniziativa appoggiata dalle segreterie territoriali di Feneal Uil, Filca Cisl e Fillea Cgil, che scrivono: “con riferimento allo sciopero indetto dalla Fiom Cgil – Fim Cisl e Uilm Uil delle ultime quattro ore (per ogni turno) con presidio presso le portinerie per il giorno 10  luglio, le scriventi organizzazioni sindacali manifestano vicinanza e partecipazione ai lavoratori metalmeccanici dell’Ilva di Taranto ed invitano tutti i lavoratori del settore edile, operanti nel siderurgico, ad astenersi dal lavoro con le stesse modalità proclamate. La vertenza che coinvolge 11mila lavoratori diretti e migliaia di indiretti – ricordano – è a rischio di gestione democratica se il governo non darà alla questione Ilva rilevanza nazionale e risposte esaurienti in relazione alle scelte di politica industriale, agli investimenti per il piano ambientale e sanitario e alla capacità produttiva dello stabilimento per la salvaguardia occupazionale nei tempi stabiliti”.

Gli operai dell’Ilva aderenti al Comitato ‘Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti’, di cui fanno parte i contestatori che il 2 agosto 2012 bloccarono il comizio dei leader sindacali Camusso, Bonanni e Angeletti a Taranto, invitano invece i loro colleghi a boicottare lo sciopero di domani. “Uno sciopero – è scritto in un volantino distribuito alle portinerie dello stabilimento – che non blocca la produzione, non è uno sciopero. Sarebbe più utile alla causa devolvere 4 ore del proprio lavoro, per l’acquisto di un bene per il reparto oncologico dell’ospedale Moscati dove ci sono i bambini malati di Taranto e della provincia che purtroppo aumentano a dismisura anche a causa della fatiscenza degli impianti”.

I Liberi e pensanti fanno presente che “nessuna garanzia hanno ricevuto i nostri rappresentati sindacali sullo stato di salute dei lavoratori, nessuna garanzia per la vita nostra e dei nostri figli. Nessuna garanzia hanno ricevuto i lavoratori su eventuali licenziamenti e riduzione di personale o sulla sicurezza degli operai che lavorano in condizioni pietose e fatiscenti con impianti ridotti a rottame. Nessuna garanzia sulle bonifiche – aggiungono – e su chi dovrà finanziarle. Nessuna garanzia sul futuro”.

Secondo il Comitato, che chiede “il fermo immediato degli impianti inquinanti, il reimpiego delle maestranze nelle bonifiche una seria programmazione sulle alternative lavorative”, i sindacati metalmeccanici “hanno dovuto, di comune accordo (come sempre) con l’azienda e quindi con il governo, evitare la protesta a Roma viste le scarsissime adesioni e il prevedibilissimo flop”.

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