21 Giugno 2021 - Ultimo aggiornamento il: 21 Giugno 2021 alle 07:06:02

Cronaca

Eni, ora la sede di Taranto rischia un ridimensionamento

Raffinazione a picco. Il 18 coordinamento a Roma. Sindacati preoccupati


I sindacati si dicono preoccupati, anche se non ancora allarmati. E attendono comunicazioni ufficiali.

La notizia della rottura delle trattative a Roma tra i sindacati e l’Eni sul nuovo progetto industriale dell’ente petrolifero che prevede anche la riorganizzazione generale degli organici è rimbalzata a Taranto.

Martedì i segretari nazionali dei sindacati dell’energia Filctem-Cgil, Femca-Cisl, Uiltec-Uil hanno incontrato l’amministratore delegato
dell’Eni, Claudio Descalzi. Il prossimo passaggio sarà il coordinamento nazionale in agenda per il 18 luglio.

L’Eni ha denunciato gravi perdite nel settore della raffinazione a causa di un surplus europeo di 120 milioni di tonnellate di raffinato
e ha comunicato ai sindacati che garantisce le continuità operativa solo per la raffineria di Sannazzaro (Pavia) e della propria quota del 50% su quella di Milazzo.

In discussione sono invece le quattro raffinerie di Gela, Taranto, Livorno e la seconda fase di Porto Marghera (Venezia), nonché il petrolchimico di Priolo (Siracusa).

Le prospettive più pesanti nell’immediato riguardano Gela. Ma anche Taranto si trova a fare i conti con l’ennesima vertenza che rischia di affacciarsi sul territorio. Con numeri pesanti: «Tutta la raffineria è messa male» dichiara Emiliano Giannoccaro, segretario generale della Femca Cisl di Taranto. Un migliaio (tra diretti e appalto) i lavoratori interessati. «La prima iniziativa sarà il coordinamento del 18 per capire in sede nazionale se ci sono interventi per recuperare e se c’è la volontà di attuarli. La nostra idea è quella di proporre un protocollo, come già fatto due anni fa, che prevede la possibilità della ‘cassa’. Ma oggi sono cambiati gli interlocutori» dichiara Giannoccaro.

Un allarme quello che potrebbe scattare con il ridimensionamento dello stabilimento di Taranto che viene da lontano. «Già nel 2011 fu prospettato di mantenere in marcia tre raffinerie su cinque. Ora bisogna capire in che termini Taranto rischia ricordando che il ministero del Tesoro detiene il 33% delle quote. Per ora siamo preoccupati, allarmati ancora no».

Le segreterie provinciali di categoria stanno preparando un documento unitario per chiedere risposte celeri al Governo. «Sulla questione di Tempa Rossa qualcuno, forse, sta giocando col fuoco, rischiando di far perdere a Taranto un’occasione unica di rilancio portuale e di respiro occupazionale» dichiara il consigliere regionale di Fi, Pietro Lospinuso.

«Le dichiarazioni del neo Ad dell’Eni Descalzi – prosegue – dovrebbero essere un monito per chi oggi temporeggia o mette in primo piano il problema (paradossale) dell’eccessiva presenza di navi che affollerebbero il nostro porto. Taranto ha perso già molti treni e l’Eni non aspetta altro che chiudere la raffineria».

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