Cronaca

Tar, primo round all’Ilva. I motivi del verdetto


TARANTO – “Questo pomeriggio (ieri, ndr) il ministero dell’Ambiente ha comunicato l’avvio del riesame dell’Aia dell’Ilva di Taranto”. L’annuncio del presidente della Regione, Nichi Vendola, segna una nuova capitolo nel complesso rapporto tra grande industria e ambiente nella capitale dell’acciaio. Poche righe arrivate nelle redazioni nel corso dell’ennesima giornata campale sul fronte ambientale. Il tar di Lecce ieri ha infatti accolto la richiesta di sospensiva presentata dal Gruppo Riva su alcune prescrizioni ministeriali contenute nell’Autorizzazione integrata ambientale rilasciata nell’agosto scorso.

La discussione di merito del ricorso è stata fissata per il 6 giugno prossimo. Tramite gli avvocati Francesco Perli e Roberto Gualtiero Marra l’Ilva ha chiesto, in particolare, la sospensione dell’efficacia delle prescrizioni in materia di sistemi di abbattimento di macro e micro inquinanti, nonchè di rete di smaltimento delle acque reflue. “Circa la previsione di misure atte a contenere le emissioni di macro e microinquinanti dai camini E422, E423, E424, E425, E426, E428, all’esame proprio della fase cautelare la stessa appare erronea e genericamente formulata, dal momento che i suddetti punti di emissione delle sostanze disperse in aria risultano assoggettati ai valori/limite fissati dall’autorizzazione e ad un sistema di verifica costante che ne permette la riconducibilità entro i limiti stessi; cosicché la necessità di introdurre non meglio precisati ‘sistemi di abbattimento’ si mostra priva della doverosa chiarificazione in ordine al contenuto specifico dell’obbligo imposto (sia quanto ai metodi di abbattimento che alla individuazione dei micro e macroinquinanti da abbattere) alla Società ricorrente, la quale adduce di aver già adottato le migliori tecniche disponibili; per tale aspetto, la sottoposizione del processo produttivo ad altri dettami, senza che ne siano puntualmente definiti gli elementi, sia di ordine temporale che contenutistico, ed ancorché l’obbligo di contenimento delle emissioni dai camini risulti (per quanto detto) già assicurato, espone la Società ricorrente a un pregiudizio che giustifica la concessione sul punto dell’invocata misura cautelare, stante l’assenza di sicuri parametri sulla base dei quali conformare l’attività richiesta e non procrastinabile” scrivono i giudici amministrati. Ancora, “in ordine al contrasto tra parere istruttorio e Piano di Monitoraggio e Controllo per quanto concerne più prescrizioni, è evidente che la distonia tra queste fonti, entrambe assunte nell’Aia, determina perplessità in ordine agli adempimenti cui l’Ilva deve attenersi, non bastando la mera affermazione, resa in giudizio, circa la prevalenza del parere sul P.M.C., essendo stato anche quest’ultimo espressamente approvato ed avendo, al pari di quello, efficacia cogente”. Il 14 marzo prossimo, a Bari, è previsto un incontro tra i rappresentanti delle istituzioni locali e il ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, propedeutico proprio alla riapertura del procedimento di autorizzazione integrata ambientale. Lunedì è prevista una conferenza di Legambiente.

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