Cronaca

A Taranto disoccupazione oltre il 15 per cento

I sindacati chiedono provvedimenti urgenti per preservare il lavoro


Cgil, Cisl e Uil, hanno riunito i propri quadri direttivi delle Federazioni di categoria dell’area del lavoro “privato” al fine di condurre una valutazione congiunta sulle numerose problematiche che interessano il territorio, a partire dalla crisi occupazionale sempre più grave che lo attanaglia.

“I valori macroeconomici sintetici – si legge in un documento – rilevano come il tasso di disoccupazione, anche per il primo semestre, assuma valori crescenti, siamo al 15,5%, tre punti al di sopra dei valori registrati sul livello nazionale. Il sistema economico – produttivo continua a reggersi per il ricorso continuo agli ammortizzatori sociali che rappresentano, ad oggi, il rimedio più efficace contro la crisi. Anche in tale caso il “rifinanziamento” del sistema di welfare rappresenta una vera e propria emergenza da affrontare con grande tempestività”.

In un contesto di tale complessità, Cgil, Cisl e Uil ribadendo i propri convincimenti in tema di politiche per lo sviluppo, rilanciano per il territorio di Taranto il piano di investimenti pubblici (Porto, Arsenale) e privati (Ilva, Eni, Cementir) che, “con diverse motivazioni, continua ad essere “sospeso ” da troppo tempo inibendo ogni possibile forma di crescita”. Evidenziano, a tal proposito “come questo continui a vantare ampi margini di crescita legati anche ai processi di ambientalizzazione del polo siderurgico, alle bonifiche dei siti inquinati, alla realizzazione delle politiche sanitarie e socio – sanitarie recentemente concepite per Taranto”.

Ritengono, pertanto, “necessaria una forte accelerazione dei processi decisionali in atto che devono essere condotti, considerata la strategicità degli insediamenti produttivi insistenti sul territorio jonico, sotto l’attenta regia del Governo nazionale, rideterminando, attraverso un confronto con tutti gli attori coinvolti (istituzioni, politica, parti sociali, movimenti e associazioni) in un clima positivo che superi la forte frammentazione sociale esistente”.

I sindacati rivendicano, l’assunzione di “provvedimenti indifferibili ed urgenti che preservino le opportunità occupazionali a che le stesse ricadano nel “bacino” territoriale attraverso l’adozione di accordi specifici (protocolli finalizzati al recepimento della cosiddetta clausola sociale). Valutiamo come la complessità che continua a caratterizzare la crisi dell’acciaieria abbisogni di continue misure (tecnico – giuridiche ed economiche) in grado di gestire la “transizione” destinata a mutare gli assetti societari,  al fine di preservare i livelli produttivi e quelli occupazionali, elementi irrinunciabili per garantire l’applicazione delle misure contenute nel piano ambientale. In tale ottica richiediamo che la forte “sofferenza” economica evidenziata dalle aziende dell’indotto e dell’appalto sia meritevole di grande attenzione e che debba tradursi in iniziative concrete tese a garantire l’immediata liquidazione dei crediti maturati, superando la “pericolosa” crisi finanziaria in cui le stesse si dibattono. Evidenti appaiono i rischi che il forte ridimensionamento accusato in tali ambiti negli ultimi due anni, che ha penalizzato pesantemente soprattutto i lavoratori edili, costituisca un ulteriore elemento di rischio per la tenuta dei livelli occupazionali. Riteniamo, al riguardo, come le politiche di rivendicazione mese in atto da tutti i soggetti istituzionali debbano caratterizzarsi per il forte contenuto propositivo e per la volontà di tendere a ripristinare forme di confronto ampie e partecipate. Occorre recuperare gli spazi per rilanciare politiche inclusive che si prefiggano di mettere al centro dell’azione i giovani e i disoccupati, pericolosamente emarginati da tutti i processi partecipativi. Ci impegniamo, da subito, a proseguire le iniziative specifiche già avviate, tese al rilancio dell’intero sito produttivo”.

 

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