28 Novembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 28 Novembre 2021 alle 08:11:24

Cronaca

Chiude l’Unità, si spengono le voci dei territori. Se ne va un pezzo della nostra democrazia

Il momento drammatico vissuto dalla nostra editoria. I casi del Corriere del Giorno e di Barisera


Anche l'Unità, il quotidiano fondato da Antonio Gramsci, ieri è stato in edicola per l'ultima volta. 

E' l'ennesima voce libera che si spegne. Nel silenzio della politica. Nell'indifferenza degli italiani.

Tutti distratti da altro: dal lavoro che non c'è. Dalle vacanze d'agosto, per chi ha la fortuna di farle. Dalla riforma dell'architettura costituzionale dello Stato. Dai giochi di potere. 

Certo, si possono obiettare mille cose: era un giornale di parte (o di partito); aveva ormai pochi lettori (circa 25mila al giorno); ci sono tanti altri quotidiani; l'informazione ormai viaggia sulla rete; non si può continuare a spendere soldi pubblici in questo modo.

Tutte obiezioni legittime. Ma, c'è sempre un ma: se a morire è un solo quotidiano può essere un caso o il frutto di errori di gestione. Quando a spegnersi sono tante voci, allora il problema è collettivo. E' di tutti.

Se poi a chiudere i battenti sono i giornali espressione di idee, di valori o quelle che raccontano la vita dei territori, allora c'è da che preoccuparsi.

Non è un caso, infatti, che abbiano chiuso in pochi mesi il Corriere del Giorno di Taranto, Barisera (solo per restare nella nostra Puglia), l'Unità e tanti, tanti altri giornali in tutta Italia. E molti altri stanno per seguirne la stessa sorte.

E' il frutto di una strategia che mira a spegnere le voci libere, quelle che sono radicate nel cuore e nella vita dei cittadini. Quelle che portano le istanze dei territori nelle stanze che contano. Che raccontano il dissenso, che non si lasciano condizionare dai poteri forti.

Ma poi, a pensarci bene, anche i potenti di turno, quelli che vivono nelle nostre città, alla fine si accorgeranno che si è trattato di un boomerang: anche la loro voce finirà con lo spegnersi assieme a quella di questi giornali.

A meno che non si voglia spacciare per informazione tutta la massa indistinta di notizie vere, verosimili, false che circolano sui socialnetwork. 

E' bene ricordare sempre che l'informazione è un bene primario: come l'acqua, come l'energia, come le infrastrutture di un Paese. Non esiste democrazia senza una stampa libera e forte. Anzi. La presenza di una stampa forte e libera è uno dei requisiti per stabilire se un Paese sia libero o meno. E, guarda caso, l'Italia sta scivolando sempre più indietro nella classifica mondiale dei Paesi liberi.

Certo, in questo momento la Politica è impegnata nella sua lotta di sopravvivenza, per potersi permettere di pensare ad altro.

E allora ci si nasconde dietro il fatto che i soldi sono pochi e che sostenere la stampa non è conveniente. Ma anche questa è una obiezione che puzza di bugia lontano un miglio: i giornali che ricevono soldi pubblici ne restituiscono allo Stato molti di più. In tasse pagate, in contributi previdenziali per i suoi dipendenti versati, attraverso l'indotto che si genera (tipografie, distribuzione, edicole).

Insomma, con l'Unità e con gli altri quotidiani che sono o stanno per sparire dalle edicole, non muoiono soltanto dei giornali. Se ne va anche un pezzo della nostra democrazia. Ricostruire sarà molto, molto difficile.

Ecco, intanto, il servizio televisivo che il Tg5 ha dedicato all'ultimo numero de l'Unità in edicola: il link al servizio.

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