10 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 09 Maggio 2021 alle 22:30:25

Cronaca

“Giusto abbattere quei pini ma ora rifate il marciapiede in via Pio XII”

Dopo l’intervento dell’Amiu, parola all’esperto Francesco Pasculli: “Creare un’unica area verde”


“E’ corretto l’abbattimento dei Pini di via Pio XII”. Questo il parere dell’agronomo Francesco Pasculli in riferimento all’abbattimento degli alberi ad opera di dipendenti dell’Amiu, avvenuto nei giorni scorsi. Proprio dall’azienda che si occupa della raccolta e smaltimento di rifiuti urbani, hanno precisato, a fronte delle proteste di alcuni ambientalisti, che il loro intervento è avvenuto su mandato del Comune. Oggi, ad intervenire sull’argomento, è un esperto del settore.

“In molti conoscono le mie lunghe battaglie politiche, indipendentemente dalle amministrazioni che, negli anni, si sono avvicendate alla guida della città, sul verde urbano tarantino e sulla disastrosa gestione della partecipata Amiu (dalla Di Bello a Stefàno non ho risparmiato critiche a nessuno). E, come molti sapranno, ritengo che l’informazione debba essere completa e, mai, parziale – spiega Pasculli -. In questi giorni e come è normale che sia (tale tematica viene spesso affrontata in seminari di studio sul verde urbano), l’abbattimento di alcuni pini in Via Pio XII ha scatenato le ire dei cittadini. Come conclamato, da decenni, in ambito scientifico, il pino rappresenta, per talune proprie particolarità fisiologiche (apparato radicale superficiale invadente ed elevato, se mal allevato ed a maturità, rischio di schianto), una delle specie che mal si adattano all’ambiente urbano venendone, ad oggi e come dettato da numerosi regolamenti sul verde pubblico a livello nazionale (compreso il Regolamento sul verde Pubblico della Città di Taranto approvato nel 2009, tra le prime città del sud,  dopo fortissime pressioni politico/tecniche da me esercitate a seguito degli scempi targati Taranto Servizi prima ed Amiu dopo), vietata la messa a dimora".

"Nello specifico – prosegue -, i 7 pini in questione, di età compresa tra i 20 ed i 40 anni e sicuramente non facenti parte della denunciata originaria ed inesistente pineta, presentavano problematiche quali l’errato allevamento (chiome capitozzate e mal potate) ed apparati ipogei invadenti e, pertanto, pericolosi. In un concetto di sostenibilità ambientale e di prioritaria tutela della pubblica incolumità, è consigliabile: eliminare il pino, creare un’area a verde unica eliminando le piccole celle oggi esistenti e mettere a dimora specie idonee (anche attraverso una proficua consultazione popolare). Ora, per essere concreti e non eternamente in campagna elettorale (non si tratta certo del Pino di Clelia Garibaldi, che il Generale piantò a Caprera per la figlia nata nel 1867, anno dello sfortunato tentativo garibaldino di liberare la Città Eterna), è necessario esercitare una corretta pressione sull’amministrazione per il rifacimento del pericoloso marciapiede con adeguata progettazione del verde adornante – conclude l’agronomo Francesco Pasculli.

Dalla Relazione, del maggio 2014, del Comitato sul Verde Pubblico anno 2013, alla luce della L. 10/2013 – Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare: 2.7 – Prevenzione dai rischi di caduta delle piante in una ottica di risk management (lett. d) dell’art. 3). “Tra gli aspetti legati alla gestione del verde urbano, un’attenzione particolare merita quello relativo alla stabilità degli alberi e alla prevenzione dai rischi di caduta di individui interi o di parti di essi… “Errate scelte progettuali, quali quelle riguardanti l’utilizzo di specie e i sesti d’impianto, come anche la scarsa attività di ordinaria manutenzione, costituiscono fattori aggravanti di una già compromessa condizione di vita””.

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