02 Dicembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 02 Dicembre 2021 alle 20:22:00

Cronaca

“Caro Vendola”. Ecco il testo della lettera


TARANTO – Il telefono squilla. Ed a chiamare la vedova di Vincenzo Di Tinco è il presidente della Regione, Nichi Vendola. A lui aveva rivolto un ultimo appello il commerciante di Ginosa si è suicidato impiccandosi a un albero nelle campagne di Ginosa dopo che la banca gli aveva negato un prestito. “Credo che in questo momento così delicato per la mia famiglia un aiuto economico potrebbe far decollare definitivamente l’attività in cui ho sempre creduto ed investito tutto quello che avevo. Spero tanto che le arrivi questo sos e che possa fare qualcosa” scrive Di Tinco a Vendola.

“Signor presidente, per favore aiuti la mia famiglia. Mi rivolgo a lei perché ci credo” sono le prime parole della lettera. Nella telefonata alla vedova del commerciante, il governatore della Puglia ha avuto un colloquio con la signora Di Tinco, ed avrebbe anche manifestato l’intenzione di incontrare la donna. Una pagina per chiedere aiuto, per la sua famiglia, al presidente della Regione. Due, invece, per salutare l’ultima volta sua moglie. Sono le lettere trovate tra i fogli lasciati in auto da Vincenzo Di Tinco. Nella lettera alla moglie, Di Tinco si firma “il tuo Enzo”, chiamando più volte “amore mio” la donna alla quale si rivolge così: “ti eri accorta da tempo che non ero più lo stesso uomo”. “L’unica speranza” annota Di Tinco “che rimane alla mia famiglia in questo momento di crisi terribile è che vada a buon fine una pratica di finanziamento da poco in iter. Chiedo a te, amore mio, e ai miei ragazzi di perdonarmi”. In questa drammatica vicenda la procura di Taranto ha già aperto un fascicolo d’inchiesta contro ignoti ipotizzando il reato di istigazione al suicidio. Di Tinco si era rivolto a un legale, l’avvocato Giuseppe Lecce, e aveva aperto un contenzioso con la stessa banca in quanto si era visto addebitare somme rilevanti (oltre 4.500 euro), che lui contestava, come commissioni per l’utilizzo del Pos, il terminale per l’accettazione del pagamento con carte di credito. Quando si è recato di nuovo in banca e si è visto negare un fido di 1.300 euro ha deciso di farla finita. La vicenda del drammatico suicidio di Ginosa ha avuto enorme eco, ed ha fatto registrare anche l’intervento del presidente della Confcommercio tarantina, Leonardo Giangrande. “Purtroppo non si tratta di una storia isolata – le parole di Giangrande – sono infatti tanti i piccoli imprenditori che stanno vivendo momenti di grande sofferenza e che saranno costretti nei prossimi mesi a cessare l’attività. E’ innegabile che l’unica crisi di cui tutti parlano è quella del sistema bancario”. I dati dell’Osservatorio Credito di Confcommercio mostrano che le imprese del terziario che si sono rivolte alle banche per finanziamenti, fido o rinegoziazione sono il 18% contro il 22% del trimestre precedente. E nel Mezzogiorno le imprese che si sono viste negare in tutto o in parte il credito rappresentano il 38,7%. Per aiutare le imprese locali Confcommercio ha avviato a Gennaio un giro di incontri con gli istituti di credito locali, per sollecitare maggiore attenzione al territorio.

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