27 Settembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 27 Settembre 2021 alle 18:57:00

Cronaca

Pdl-Terzo polo l’ultima speranza si chiama Miro


TARANTO – Se salta Miro si rompe l’alleanza. Il disimpegno di Maria Teresa Basile ha rimesso tutto in discussione. Giovedì sera l’imprenditrice tarantina ha comunicato la sua decisione ai vertici di Pdl e Terzo polo. Poco chiare le ragioni dell’abbandono anche se sembra che la decisione sia maturata dopo una lunga valutazione all’interno della famiglia. Ora, tutto torna in discussione. Dal candidato sindaco, all’alleanza tra Pdl e Terzo polo.

Già da ieri mattina, le segreterie di partito si sono messe al lavoro per provare a sbrogliare l’intricata matassa. Il primo a ricevere la chiamata dei vertici del centrodestra è stato Lelio Miro, presidente della Banca di Taranto. Un nominativo, quello di Miro, entrato a far parte della rosa di nomi stilata dal Terzo polo. Anche se nelle scorse settimane il professionista tarantino avrebbe smentito a più riprese la sua discesa in campo, a quanto pare avrebbe riunito il cda della banca e starebbe compiendo gli ultimi passaggi prima di dare una risposta definitiva ai partiti. Ma si lavora su più fronti. A 15 giorni dalla presentazione delle liste tutti gli schieramenti che compongono la coalizione stanno iniziando a guardarsi intorno valutando il cambio della strategia nel caso in cui Miro rispondesse picche. L’Udc, a quel punto, rientrerebbe nei ranghi del Pd per appoggiare Ippazio Stefàno. Circostanza che lascerebbe scoperto il Popolo della Libertà. L’unica alternativa per i pidiellini resterebbe Cito. “Qualche esponente del Pdl mi ha chiamato – rivela Giancarlo Cito, leader di At6. A questo punto mi chiedo che cosa vogliano fare. Quanto accaduto negli ultimi giorni è masochismo allo stato puro. A quindici giorni dalla presentazione delle liste, se mi devo sedere ad un tavolo con il Pdl è necessario che tutti capiscano un concetto: la candidatura a sindaco di Mario Cito non si tocca”. Difficile pensare che il Pdl possa accettare un ruolo subalterno ad At6. Più concreta l’ipotesi mirata a puntare su candidato di partito. A quel punto però l’emorragia degli esponenti del Pdl verso altri lidi assumerebbe i contorni della diaspora.

Fabio Mancini

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