25 Ottobre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 25 Ottobre 2020 alle 12:51:42

Cronaca

“Quel giudice è una persona pericolosa”


TARANTO – “Non è seriamente pensabile – ed è bene astenersi da ulteriori commenti – che uno tra i tanti avvocati del Foro, di sera, si presenti a casa di un giudice, non si sa bene per dirgli cosa, e che l’altro, completamente ignaro, si fiondi per strada, e da qui nella macchina dell’avvocato medesimo, il quale, senz’altro aggiungere, gli mette nelle mani una busta con migliaia di euro in banconote, che esso giudice si limita a riporre nel cassetto per ‘prendere le distanze’, come se si trattasse di una condotta – per così dire – genericamente sconveniente”.

E’ uno dei passaggi più significativi dell’ordinanza di custodia cautelare con la quale, ieri pomeriggio, il giudice delle indagini preliminari dottor Martino Rosati ha sancito che il giudice Pietro Vella e l’avvocato Fabrizio Scarcella devono restare in carcere. In realtà il magistrato, che la sera di martedì ha accusato un malore dopo l’arresto, è piantonato in ospedale. L’accusa è quella di concussione. I due erano stati bloccati dai carabinieri in macchina. Secondo l’accusa, il giudice in servizio presso il tribunale civile di Taranto e l’avvocato avrebbero chiesto a un imprenditore una tangente da 8.000 euro per aggiustare una causa. La vittima – la cui denuncia ha fatto scattare le indagini – sarebbe stata contattata da un terzo uomo, un dipendente dell’Agenzia dell’Entrate, che ieri è stato interrogato dei carabinieri. Scrive il gip: “Scarcella ha sottolineato che non avrebbe dovuto trattenere nulla per sè di quanto corrisposto, ed ha indicato anche l’identità del terzo emissario, che per primo ha contattato la vittima. Questi – ha spiegato – è effettivamente un dipendente della locale filiale dell’Agenzia delle Entrate ed ha agito anch’egli, con ogni versomiglianza, su sollecitazione diretta del giudice Vella, e comunque non di esso indagato: che, anzi, conoscendolo come cliente dello studio legale con cui egli collabora, s’è sentito in dovere di andare a trovarlo in ufficio, per dissuaderlo dall’interessarsi della vicenda e per invitarlo a tenersi lontano da quel giudice, spiegandogli che questi è ‘una persona pericolosa’. Vella, dal canto suo, si è detto del tutto ignaro di quanto accaduto, ed ha respinto ogni addebito”. Davanti al dottor Rosati, Scarcella prova ad accreditarsi come “prima vittima, nonchè emissario suo malgrado” di Vella, dovendo “prestarsi al dovere di quest’ultimo” per evitare “conseguenze dannose per la sua carriera, ma anche e soprattutto ai suoi familiari” visto che era in corso una procedura esecutiva immobiliare sull’abitazione di famiglia (Vella avrebbe detto: “ricordati di casa tua”). Il magistrato nega ogni responsabilità. Il giudizio del dottor Rosati? “E’ altamente probabile, se non logicamente certo, quanto meno allo stato delle attuali acquisizioni istruttorie, che il giudice Vella abbia espressamente chiesto o comunque inequivocabilmente costretto la vittima a versare quelle somme, per garantirgli un esito favorevole della controversia civile che vedeva costui coinvolto, e che era sottoposta alla sua cognizione. Ed è altrettanto verosimile che tanto quel giudice abbia fatto, attraverso la consapevole e per nulla inevitabile intermediazione dell’avv. Scarcella”.

G.D.M.

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