23 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 23 Aprile 2021 alle 15:34:41

Cronaca

Strada contesa. Da 33 anni senza verdetto


TARANTO – Sono le liti peggiori: quando tra vicini di casa nasce un conflitto o i proprietari di terreni confinanti si contendono spazi comuni non ci sono ragioni che tengano. Le discussioni, i dispetti – grandi e piccoli – le diatribe, possono durare anche decenni. Coinvolgere diverse generazioni. E talvolta, ahinoi, sfociare in vere e proprie “guerre”. E’ quanto è capitato al signor Carlo Suma. Oggi un distinto signore di 78 anni, ne aveva appena 45 quando inizia la sua vicenda. Aspetta da 33 anni che alla storia sia scritta la parola fine.

Eredita un fondo (intercluso) in località Bel Sit e, con questo, anche le ire dei vicini che di concedergli la servitù di passaggio proprio non ne vogliono sapere. Lui li trascina in tribunale. E, in prima battuta, gli viene data ragione, dopo un’attesa di 26 anni però. Una sentenza, quella che stabiliva che il signor Suma poteva accedere al terreno passando per la strada privata, che non è piaciuta ai proprietari della stessa strada che hanno presentato ricorso in appello. Ed è lì che è ferma la vicenda, arenata in attesa di una sentenza che ponga fine alla questione e, si spera, alle liti. Ricapitolando, il primo grado di giudizio si sviluppa tra il 1979 e il 2005; del secondo grado si conosce, ad oggi, solo la data di inizio, il 2005 appunto. Perché la causa iniziata presso la sezione di Taranto della Corte d’Appello il 6 dicembre del 2005 – il signor Suma custodisce (un po’ ingialliti dal tempo) tutti i documenti e si è annotato diligentemente date e riferimenti della causa che lo ha accompagnato per una vita intera – è rinviata al 7 marzo del 2006, quindi, al 18 ottobre del 2011. “E’ da allora che aspetto la sentenza” dice, ormai anziano, ripensando che, all’epoca, suo figlio aveva appena un anno. Oggi è un uomo. Oggi Suma è stanco, stremato da una serie di peripezie. Racconta di tutto il tempo “perso” dietro la causa; due dei proprietari nel frattempo sono morti e si sono dovuti rintracciare gli eredi: “Ora basta, sono 33 anni”. Anni nei quali non sono mancati neanche i dissapori tra vicini. “Cosa mi aspetto che dicano i giudici? Che posso continuare a passare, perché altrimenti al terreno dovrei arrivare con l’elicottero”. Nel ‘75 il signor Suma eredita il terreno, ma non la servitù, la stessa che lo sta facendo patire. Passa appena un anno e i vicini pensano bene di innalzare un muro per impedire il passaggio. Quel muro però ha vita breve: viene abbattuto a distanza di due anni con un provvedimento giudiziario. Quella strada è l’unica che porta al fondo dove oggi c’è una villetta di 94 mq. Sembrerebbe un lieto fine. E lo sarebbe anche stato se non fosse che i vicini (sei su venti proprietari) decidono di fargli causa per “negatoria servitutis” ovvero per negargli la servitù di passaggio. Passano gli anni, si alternano ben cinque giudici, perizie e ispezioni. E si arriva al 2005 quando viene finalmente depositata la sentenza del tribunale che dà ragione a Suma. I vicini non desistono. E ricorrono in appello. Come andrà a finire la storia? Di questo passo c’è il rischio che siano i nipoti a raccontare il finale.

Anna Fornaro

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