15 Ottobre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 15 Ottobre 2021 alle 21:54:00

Cronaca

“Latorre deve tornare a casa”. Sarà visitato in India da un neurologo tarantino

“Urge il rientro in Italia per curarsi”. La richiesta avanzata dai legali alla Corte Suprema Indiana


“Latorre rientri in Italia per curarsi”. E’ questa la richiesta presentata alla Corte Suprema indiana dai legali del fuciliere di marina Massimiliano Latorre “per consentire un suo più rapido e completo ristabilimento".

Una prima udienza è in calendario lunedì. La richiesta di rientro di Latorre, è motivata dal malore che ne ha reso necessario il ricovero in un ospedale di New Delhi. E’ possibile che una decisione del massimo tribunale indiano sul caso possa giungere nel giro di alcuni giorni. Mentre già domani il fuciliere potrebbe essere dimesso. Massimiliano Latorre, continua la sua degenza in un ospedale della capitale indiana, in condizioni che continuano ad essere definite buone, alle prese con specifiche terapie motorie.

Latorre sarà visitato da un neurologo tarantino, Salvatore Mendicini, 52enne tarantino, capitano di vascello della Marina Militare e direttore dell’ospedale militare di Taranto che partirà stasera da Roma per raggiungere il marò non appena questi sarà dimesso dall’ospedale di New Delhi. Il neurologo si tratterrà in India una settimana per diagnosticare le condizioni di salute.

Lo scorso 1o settembre Latorre ha accusato un malore che ne ha reso necessario il ricovero nel dipartimento di neurologia di un ospedale di New Delhi. I medici indiani hanno diagnosticato un attacco ischemico transitorio (Tia). Il marò è stato sottoposto a esami clinici e terapie rigenerative in un ospedale di New Delhi. Il ministro della Difesa Roberta Pinotti, che si è recata immediatamente in India “per accertarsi di persona delle condizioni di salute di Latorre ed essere vicina ai nostri fucilieri di Marina e alle loro famiglie”, al termine della sua audizione alle commissioni Esteri e Difesa riunite di Camera e Senato il 3 settembre, ha dichiarato: “Lavoriamo a 360 gradi per risolvere il caso dei due marò. Abbiamo sempre sostenuto che non possono essere giudicati in India”.

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