Cronaca

“Padre Pio e Giovanni Paolo II esempi di speranza e lavoro”

L’omelia di Mons. Santoro al pellegrinaggio diocesano


“Vi auguro un anno pastorale bello ed entusiasmante che possa dare sempre di più lucentezza e fascino cristiano, alla nostra chiesa di Taranto. Il Signore, per intercessione della Madonna delle Grazie, di San Pio, dei Patroni tarantini, possa guidare i nostri passi, e voi pregate per me, perché il vostro vescovo vi confermi nella fede, sempre con la gioia del Signore”.

Con queste parole Mons. Filippo Santoro, vescovo di Taranto, chiude oggi l’omelia al pellegrinaggio diocesano di San Giovanni Rotondo.
Messaggi di pace e di speranza lanciate da Mons. Santoro alla comunità tarantina giunta nella terra di Padre Pio.

“Siamo venuti per incontrare il cuore vivo della misericordia di Dio” – dice l’arcivescovo tarantino. La croce per noi non è certo una reliquia, è l’istantanea che ci lascia contemplare insieme quel duello vinto dalla vita contro la morte. La croce ed il crocifisso che sono la nostra salvezza. Il crocifisso a cui San Pio è stato associato per mezzo delle sacre stimmate della passione. L’incontro fra la nostra miseria, fra la finitezza della nostra esistenza e la misericordia sconfinata di Dio. Qui accade la vittoria sul nemico, sul menzognero, colui che vuol togliere Dio dalla vita, colui contro il quale ha lottato dure battaglie san Pio ed ha vinto. La contemplazione e l’adorazione della croce ci porta salvezza e da qui noi vogliamo ripartire in questo inizio dell’anno pastorale”.

Proprio dall’esempio di Padre Pio, Mons. Santoro parte per invitare i fedeli al nuovo anno pastorale.

“Siamo venuti qui – prosegue nella sua omelia – per imparare da San Pio il vero punto di partenza della nostra vita e di tutta la pastorale: la croce e la misericordia del Signore. Siamo la Chiesa di Taranto in cammino per accogliere e per comunicare la Misericordia di Dio”.
Al centro del nuovo anno pastorale c’è la conversione.

“Questo sarà l’obiettivo del nostro nuovo anno pastorale – prosegue l’arcivescovo – cambiare il modo in cui cammina il popolo di Dio, renderlo sempre più evangelico come vuole il Papa e come ci indicano le assemblee parrocchiali che abbiamo fatto lo scorso anno e che sto riprendendo. Conversione Pastorale è: “tornare a vivere e testimoniare il kerygma”. “Sottolineo – si legge infatti al n. 25 della EG – che ciò che intendo qui esprimere ha un significato programmatico e delle conseguenze importanti. Spero che tutte le comunità facciano in modo di porre in atto i mezzi necessari per avanzare nel cammino di una conversione pastorale e missionaria, che non può lasciare le cose come stanno. Ora non ci serve una “semplice amministrazione”. Costituiamoci in tutte le regioni della terra in uno stato permanente di missione” (EG 25). All’inizio di questo nuovo anno associativo nella prospettiva della “conversione pastorale” mi sento di indicarvi tre punti per il nostro cammino: attrazione, carità e missione”.

Ma in quest’anno pastorale ricorre anche il venticinquesimo anniversario della visita a Taranto di San Giovanni Paolo II. Una ricorrenza che Mons. Santoro intende ricordare. “So che in tanti di voi – si legge nell’omelia – è ancora viva la memoria del passaggio, di questo profeta di pace del nuovo millennio. Faremo tesoro di questa traccia. Spero rimaniate stupiti, come lo sono rimasto io, della grande attualità e profezia dei discorsi che il Santo Padre ha tenuto nella nostra terra. Egli ha parlato ad esempio della salvaguardia dell’ambiente e del ruolo della grande industria in tempi lontanissimi dalla presa di coscienza dei nostri gravi e annosi problemi.  I santi hanno la capacità di indicare la via, la direzione e di farsi operatori attivi del cambiamento. La via della nostra santificazione non è differente da questa”.

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